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corpospada

Il corpo e la spada secondo Morihei Ueshiba

Questo racconto ci offre una spiegazione fondamentale dell’arte di Ueshiba e dell’essenza dell’Aikido nel suo scopo finale: edificazione di un mondo pacifico e dei principi che devono indirizzare il praticante. Diamo qualche chiarimento. Il testo segue lo sviluppo di una esperienza intima e personale che sfocia nell’obiettivo finale dell’Aikido. Ueshiba espone i principi per fondare la famiglia mondiale (SEKAI KAZOKU) che inizia dall’individuo con una lotta contro i propri istinti, ego, che evolverà nella capacità di ritrovare se stesso e da qui di agire in unità con il mondo. L’apertura di questo testo fantastico, inizia con l’apparizione di un fantasma bianco. Il termine giapponese (YUTAI) che traduciamo con fantasma designa il corpo etereo che nasce dalla esperienza di uno sdoppiamento astrale . Senza togliere nulla al carattere reale e personale dell’esperienza ,sottolineiamo che l’espressione fantasma bianco si ritrova nell’esperienza mistica di LU TSOU del VII° secolo. L’espressione designa l’anima che i taoisti chiamano PO, l’anima terrestre e mortale ,a confronto con l’anima HOUEN che designa l’anima celeste e immortale ricevuta dal Grande Vuoto. L’esperienza del fondatore dell’Aikido fa dunque eco ad altre esperienze similari ancorate in una tradizione secolare. La posta del combattimento di Ueshiba contro il fantasma, è l’esperienza dell’anima celeste che il testo designa sotto l’espressione figura di luce (HIRAKI NO SUGATA) sull’anima corporale (HAKU). Questo racconto riprende uno dei temi maggiori dell’insegnamento del fondatore :la dialettica tra le due anime dell’essere umano tra HAKU e KON, avente per scopo l’egemonia dell’anima spirituale ( Takemusu Aiki vol. 2) Il confronto tra le due anime si manifesta a Ueshiba sotto forma di un confronto tangibile con il fantasma bianco. Il confronto è all’inizio ambiguo perché in faccia al fantasma bianco Ueshiba possiede un corpo. Il fantasma lo tocca con la spada al ventre (HARA) e al petto (MUNASAKI). Il confronto si fa tramite l’azione . E’ notevole che a questo stadio l’anima corporale domina il combattimento che si traduce per Ueshiba nella incapacità a rilasciare la sua attenzione nelle proprie mani’. Qui si trova uno dei temi principali che Ueshiba sviluppa per reindirizzare la propria pratica : quando l’anima corporale domina il soggetto ,questo non è presente a se stesso e segue necessariamente il corpo delle cose (MONO). Le cose sono ciò che cadono sotto i sensi-o più esattamente ciò che è costituito dalle stesse. La dominanza dell’anima sensitiva (corporale) conduce così il soggetto ad essere sotto il dominio delle cose,e così ad essere espropriati di se stessi. Espropriazione del se’ che rende perfettamente l’espressione” in realtà un altro me stesso” .E’ questa divisione di essere se stessi lo iato intimo di cui il corpo e’ la causa e che bisogna superare per ritrovare l’unità interiore che permetterà finalmente l’unità con il mondo. Al secondo stadio dell’incontro,l’anima corporale perde la dominanza: e’ disarmata per una azione.”gli tolsi la spada con un colpo verso il basso”. Di seguito la dominanza si fa con un solo sguardo.”quando lo fissai con uno sguardo la spada scomparve” Al secondo stadio dell’incontro l’anima corporea perde il dominio: è disarmata per una azione “io lo privai della sua spada con un colpo verso il basso”. E’ dunque per un movimento interiore che non impegna più il corpo che il soggetto prende il sopravvento nello scontro. Bisogna notare che è a partire da questa forma di dominio che si fa senza sforzo, senza movimento che il fantasma bianco ,l’anima corporale, e’ vinto. L’anima corporale è vinta per il superamento dell’agire ,l’ostacolo del corpo e’ superato: ”In questo momento , quando mi riguardai, vidi che non avevo più forma (SUGATA). Lo sguardo allora non passa più sotto il dominio delle cose esteriori ma può farsi interiore . Ueshiba può girarsi verso se stesso e contemplare il centro della sua intimità, vale a dire la sua anima spirituale che si manifesta sotto forma di una luce : “persisteva unicamente una una figura di luce (Hiraki no sugata) circondata da nuvole luminose” A questo stadio di progressione verso l’intimo, il soggetto si identifica alla pura luce, ma senza essere ancora giunto ad un pura coincidenza con il sé. La figura di luce non gli sembra essere lui stesso che in modo secondario. Così la percepisce come un corpo: “io mi dissi che doveva essere semplicemente un corpo spirituale (REISHIN). La luce sembra essere allora semplicemente un ostacolo, la manifestazione di uno iato nel seno dell’intimo che bisogna ancora superare. A questo corpo sono associati altri elementi sottili che costituiscono il soggetto ed il suo ambiente, senza per altro che il soggetto si identifichi ad essi: “ l’ambiente era pieno di nuvole di luce” “la sensazione di tenere una spada di legno” “una respirazione (kokyu) “e una coscienza di se (JIBUN no ISHIKI)-coscienza di se’ che mostra bene la persistenza di una dualità, la non coincidenza del soggetto con se stesso. Bisogna ricordare che Ueshiba non si identifica con questa coscienza .La frase giapponese può tradursi testualmente così “aveva coscienza di se”. Ueshiba si stupisce di questa persistenza di una coscienza. “e pertanto aveva una coscienza di se”……Nello stesso tempo non dice esattamente “io avevo la sensazione di tenere una spada “ ma testualmente”c’era la sensazione di tenere una spada”. Queste forme grammaticali impersonali sono ricorrenti nel giapponese e non sono generalmente tradotte ,ma senza dubbio si può rilevare qui in modo particolarmente significativo perché Ueshiba , al terzo stadio della sua esperienza reintroduce il soggetto usando il termine (JIBUN). In effetti la progressione interiore verso ciò che costituisce il cuore dell’intimità continua ed un terzo stadio appare. Ma questo stadio, il più profondo dell’intimità si rivela essere ad uno stadio ove il soggetto non può più affermare il suo io “ non avevo più né spada nè me stesso, nè nuvole di luce, non c’è più il ki della luce bianca” Bisogna prendere atto di questo stadio paradossale : da un lato Ueshiba dice “non c’è più un me stesso (JIBUN)” e d’altra parte “ io provai come se il me stesso (JIBUN)” rimanesse nell’insieme dell’universo. E’ un

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Kenshiro Abbe e il Kyushindo

Ricordo del maestro Kenshiro Abbe e della sua creazione: il Kyushindo Vi lascio queste note perché hanno un profondo legame con la pratica dell’Aikido svolta nel nostro dojo. Anche se è intitolato al maestro Tadashi Abe, è con il primo che ho avuto più profondi contatti ,e che mi ha spinto ad approfondire il mondo del budo. Mi auguro che anche per voi sarà così. Dire che sia stato un uomo straordinario è poco vi cito solo alcuni dati . Nasce nel 1915 ,figlio di un maestro di kendo che a 4 anni lo inizia all’arte, purtroppo muore in un incidente, ed anche se gli allievi volevano continuare ad istruirlo, con l’inizio della scuola deve cessare, ma inizia a praticare il sumo e diviene campione scolastico della provincia. Quando ha 14 anni il judo viene introdotto nelle scuole e lui vi si butta a corpo morto: un dan dopo l’altro ogni anno, dopo tre anni è campione della provincia su trenta scuole, viene promosso terzo dan, il più giovane del Giappone. Viene richiesto di entrare nel Busen del Butokukai, il Centro del Giappone dove venivano formati i maestri del Budo ( quell’anno solo 20 su 300). La famiglia si trasferisce a Kyoto e riprende il kendo con maestro decimo dan; Nel judo continua con i successi, al sabato si tenevano incontri ad eliminazione diretta di 5 minuti contro 5 avversari e vince sempre, al secondo anno è promosso 5°dan e nessuno sino ad oggi ha raggiunto tale grado a quella età. Nel 1938 ci fu l’incontro alla presenza dell’imperatore con il famoso Kimura capofila del Kodokan e delle guardie imperiali ed altri tre big, ma tutti sono sconfitti con grande umiliazione per il Kodokan (in effetti c’era una grande rivalità tra i due organismi). Kimura disse “ mi sembrava di combattere con un ombra”. Con il tempo i dan aumentano:1945 è 7°dan di judo 6° di kendo. Sono gli anni della guerra e tutto salta, però inizia lo studio del Jukendo ,un’arte militare di cui anche O Sensei era maestro, e naturalmente diventa il Campione anche in questa arte. In questo periodo c’è l’incontro fondamentale con Ueshiba di cui diviene allievo particolare per 10 anni. Dai suoi insegnamenti nascono i primi fondamenti del Kyushindo. Nel 1950, visto il decadere del judo ,,lascia il Kodokan e nel 1955 parte per l’avventura inglese, che lo porterà ad essere il diffusore in Europa del budo. Con una grandiosa manifestazione alla Royal Albert Hall di Londra offre dimostrazione di judo, kendo, aikido, jukendo, yari karate, naginata l’Europa conosce le arti marziali giapponesi . Il seguente anno riceve da O Sensei l’autorizzazione a divulgare l’aikido. Purtroppo gli allievi erano più interessati a diventare forti piuttosto che approfondire i temi filosofici portati dal Kyushindo.( se siete interessati ve ne darò alcuni dettagli in una successiva riflessione) Di fatto, dopo qualche anno ,prima di disfare l’organismo che aveva fondato,visto che non lo tenevano in considerazione, in una delle ultime lezioni tenute presso la London Judo Sociaity chiese alle cinture nere presenti, una trentina, con quale tecnica volessero essere vinte se a destra o a sinistra, cosa che puntualmente avvenne. Inizia a viaggiare in Europa giungendo anche ad Imperia più volte. Nel 1960 un grave incidente mina la sua salute e non si riprende più. Torna in Giappone da Ueshiba e lo convince a mandare un forte allievo per sviluppare l’aikido, il prescelto sarà Chiba sensei (ho praticato con lui per tre stage e penso che voi tenerini non avreste resistito una sola ora), duro come Tadashi Abe. Torna in Inghilterra ,ma le cose sono ancora peggiorate, molti presuntuosi si attribuirono il titolo di suoi successori fondando scuole di Judo Kyushindo, Karate Kyushindo Aikdo kyushindo eccetera così riparte per il Giappone ove muore nel 1985. Alla sua morte gli fu attribuito il 10°dan con il titolo di fondatore di una nuova arte marziale. Ho il rimpianto di non aver potuto approfondire la sua conoscenza, ma le sue teorie mi sono lentamente tornate alla mente approfondendo l’Aikido perché sono fuse in un identico aspirazione :quella che attraverso la pratica del Budo si possa aiutare l’uomo ad essere migliore.

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Kyushindo Kihon

IL KYUSHINDO Queste riflessioni nascono dall’esigenza di farvi partecipi del pensiero di uno dei grandi maestri che ho incontrato nel mio cammino nel mondo del Budo. In questo percorso le sue idee sono penetrate in me come parte integrante di ciò che vorrei voi comprendeste nel vostro percorso .Il mio cammino è stato lungo e difficile, il legame Judo/Aikido si è formato ripensando alle spiegazioni di Kenshiro Abbe che non eravamo in grado di capire, ma che poi hanno trovato la via per penetrare la mia superficiale concezione di cosa sia il Budo. Oggi non penso ci sia qualcuno in grado di approfondire i concetti che vi esporrò , e quindi dovrete fare degli sforzi ,ma voi siete avvantaggiati perché praticate Aikido che è una versione ancora più raffinata di questi pensieri. La traduzione dei kanji di cui si compone il termine ci permette di avere una idea di cosa si tratti, ma come al solito questi possono essere letti ed interpretati in modi diversi portando spesso l’occidentale ad avere idee errate sul loro significato. Ritengo di essere corretto identificando KYU con ricerca della verità, studio, ricerca della perfezione SHIN con perfezione, mente, spirito, centro che qualifica le cose DO con via, cammino per Molti lo considerano una nuova filosofia, in effetti il maestro K. Abbe è menzionato tra i filosofi giapponesi, ma io penso che si tratti di un diverso metodo educativo perché non è basato su speculazioni mentali ma è molto pratico ed investe la quotidianità. I concetti che caratterizzano il Kyushindo si sono sviluppati in lui gradualmente dagli anni della gioventù, sino alla illuminazione, quando gli studi fatti e le esperienze di vita, hanno trovato il loro centro e si sono fusi, dando inizio al sogno che lo accompagnerà per tutta la vita. La molla che ha fatto scattare in lui l’esigenza di un rinnovamento nel pensiero dei giapponesi e degli altri esseri umani è certamente nata dalla considerazione che le tradizioni e gli stili di vita, a seguito della sconfitta, erano radicalmente mutati, dispersi in un filosofia che mirava al soddisfacimento di benefici immediati, eliminazione dello spirito di sacrificio, perdita di tutti quei valori spirituali tratti dalla tradizione samuraica. I fondamenti etici del Kyushindo vanno ricercati in antichi testi filosofici e religiosi giapponesi, nello studio del pensiero buddista del filosofo Nichiren, nello stretto legame intellettuale con il fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba, nella ricerca del significato del Sutra del Loto, persino nei filosofi presocratici, e nei principi della severa educazione di tipo samuraica ricevuta vivendo nel Busen del Butokukai. In effetti il termine esatto per definire la sua opera è Kyushindo Budo: metodo educativo incentrato sulle arti marziali. Dato che il maestro K. Abbe fu probabilmente il più forte combattente di judo nel periodo pre seconda guerra mondiale, moltissimi praticanti che ebbero contatti con il suo insegnamento, cercarono soprattutto di carpirne i segreti tecnici per trasferirli in una qualunque arte marziale.Purtroppo non fu così, anche se oggi ci sono Organizzazioni che affermano di praticare le varie discipline con il suffisso Kyushindo. Ma il maestro non ha rilasciato a nessuno questa autorizzazione. In effetti tutti i suoi allievi non sono stati in grado di entrare oltre una superficiale conoscenza del bagaglio tecnico del maestro. Anche noi imperiesi, che lo frequentammo abbastanza a lungo essendo allevi del maestro Botton , discepolo dal momento del suo arrivo in Europa, poco capimmo di cosa volesse comunicarci: la frammentarietà degli incontri, le difficoltà linguistiche (non parlo bene inglese,ma la mia shinai conosce tutte le lingue ) era la frase che accompagnava il suo insegnamento, non era certo il metodo più facile per penetrare un pensiero filosofico.Forse Cesare Barioli, tra gli italiani, un forte judoka milanese che lo tenne con sè qualche mese a Milano riuscì a penetrare il senso del suo Kyushindo judo. In quel tempo anche noi ,come tutti, cercavamo il mezzo e la tecnica più congeniale per vincere,ma non capivamo anche perché non vedevamo una logica sequenza su ciò che ci insegnava. Fui orgoglioso quando mi volle scrivere Kyushindo sul dorso dell’hakama e la osservavo come un dono particolare di un grandissimo maestro, ma francamente il significato di cosa fosse e cosa comportasse viverlo mi fu chiaro solo dopo molti anni di ricerche. Con il passare del tempo e con l’approfondimento dell’Aikido, mi sono ritrovato a riconsiderare cose udite dal maestro Abbe e a mia volta a riproporle agli allievi come fossero miei pensieri, ma erano invece frasi nascoste nell’inconscio che avevano trovato il terreno adatto per chiarirsi . KIHON I fondamenti Il Kyushindo è fondato sullo studio delle leggi fisiche quali manifestazioni di principi che regolano l’universo e attraverso lo studio possiamo inserirli nel nostro spirito. Benché le nostre conoscenze di queste leggi sono troppo limitate,a causa dei nostri limiti, possiamo dire di conoscere solo l’apparenza delle cose ; i l Kyushindo tende ad oltrepassare la non realtà andando a ricercare il cuore dei fenomeni attraverso lo studio di tre principi fondamentali. Sono tre i cardini su cui poggia tutto il Kyushindo: Bambutsu ruten: tutto si muove Ritsudo: i movimenti sono ritmici Chowa: tutto tende all’armonia Il primo è strettamente legato al pensiero presocratico di Eraclito, anzi è la traduzione dell’aforisma Panta Rei che afferma l’unità degli opposti e che tutte le entità si muovono incessantemente: (tutto cambia, non si può fare un passo nella stessa acqua di un fiume). Ora se tutto si muove in un moto perpetuo, ne deriva che non ci può essere nulla di fisso.Se l’universo è in perenne moto ed è infinito, il tempo diviene solo astrazione umana, i nostri concetti sono di natura dualistica perché tutto esiste in relazione ad un altra cosa : concepiamo il vuoto perché conosciamo il pieno, attribuiamo valore al giorno perché opposto alla notte, tutti i fenomeni sono in opposizione ma reciproci. (teoria dello yin e yang) . Qualcuno si chiederà ma cosa centra questo con le arti marziali? I movimenti del Kyushindo sono di natura circolare e riflettono quelli dell’universo. Ritsu do I movimenti dell’universo e

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