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corpospada

Il corpo e la spada secondo Morihei Ueshiba

Questo racconto ci offre una spiegazione fondamentale dell’arte di Ueshiba e dell’essenza dell’Aikido nel suo scopo finale: edificazione di un mondo pacifico e dei principi che devono indirizzare il praticante. Diamo qualche chiarimento. Il testo segue lo sviluppo di una esperienza intima e personale che sfocia nell’obiettivo finale dell’Aikido. Ueshiba espone i principi per fondare la famiglia mondiale (SEKAI KAZOKU) che inizia dall’individuo con una lotta contro i propri istinti, ego, che evolverà nella capacità di ritrovare se stesso e da qui di agire in unità con il mondo. L’apertura di questo testo fantastico, inizia con l’apparizione di un fantasma bianco. Il termine giapponese (YUTAI) che traduciamo con fantasma designa il corpo etereo che nasce dalla esperienza di uno sdoppiamento astrale . Senza togliere nulla al carattere reale e personale dell’esperienza ,sottolineiamo che l’espressione fantasma bianco si ritrova nell’esperienza mistica di LU TSOU del VII° secolo. L’espressione designa l’anima che i taoisti chiamano PO, l’anima terrestre e mortale ,a confronto con l’anima HOUEN che designa l’anima celeste e immortale ricevuta dal Grande Vuoto. L’esperienza del fondatore dell’Aikido fa dunque eco ad altre esperienze similari ancorate in una tradizione secolare. La posta del combattimento di Ueshiba contro il fantasma, è l’esperienza dell’anima celeste che il testo designa sotto l’espressione figura di luce (HIRAKI NO SUGATA) sull’anima corporale (HAKU). Questo racconto riprende uno dei temi maggiori dell’insegnamento del fondatore :la dialettica tra le due anime dell’essere umano tra HAKU e KON, avente per scopo l’egemonia dell’anima spirituale ( Takemusu Aiki vol. 2) Il confronto tra le due anime si manifesta a Ueshiba sotto forma di un confronto tangibile con il fantasma bianco. Il confronto è all’inizio ambiguo perché in faccia al fantasma bianco Ueshiba possiede un corpo. Il fantasma lo tocca con la spada al ventre (HARA) e al petto (MUNASAKI). Il confronto si fa tramite l’azione . E’ notevole che a questo stadio l’anima corporale domina il combattimento che si traduce per Ueshiba nella incapacità a rilasciare la sua attenzione nelle proprie mani’. Qui si trova uno dei temi principali che Ueshiba sviluppa per reindirizzare la propria pratica : quando l’anima corporale domina il soggetto ,questo non è presente a se stesso e segue necessariamente il corpo delle cose (MONO). Le cose sono ciò che cadono sotto i sensi-o più esattamente ciò che è costituito dalle stesse. La dominanza dell’anima sensitiva (corporale) conduce così il soggetto ad essere sotto il dominio delle cose,e così ad essere espropriati di se stessi. Espropriazione del se’ che rende perfettamente l’espressione” in realtà un altro me stesso” .E’ questa divisione di essere se stessi lo iato intimo di cui il corpo e’ la causa e che bisogna superare per ritrovare l’unità interiore che permetterà finalmente l’unità con il mondo. Al secondo stadio dell’incontro,l’anima corporale perde la dominanza: e’ disarmata per una azione.”gli tolsi la spada con un colpo verso il basso”. Di seguito la dominanza si fa con un solo sguardo.”quando lo fissai con uno sguardo la spada scomparve” Al secondo stadio dell’incontro l’anima corporea perde il dominio: è disarmata per una azione “io lo privai della sua spada con un colpo verso il basso”. E’ dunque per un movimento interiore che non impegna più il corpo che il soggetto prende il sopravvento nello scontro. Bisogna notare che è a partire da questa forma di dominio che si fa senza sforzo, senza movimento che il fantasma bianco ,l’anima corporale, e’ vinto. L’anima corporale è vinta per il superamento dell’agire ,l’ostacolo del corpo e’ superato: ”In questo momento , quando mi riguardai, vidi che non avevo più forma (SUGATA). Lo sguardo allora non passa più sotto il dominio delle cose esteriori ma può farsi interiore . Ueshiba può girarsi verso se stesso e contemplare il centro della sua intimità, vale a dire la sua anima spirituale che si manifesta sotto forma di una luce : “persisteva unicamente una una figura di luce (Hiraki no sugata) circondata da nuvole luminose” A questo stadio di progressione verso l’intimo, il soggetto si identifica alla pura luce, ma senza essere ancora giunto ad un pura coincidenza con il sé. La figura di luce non gli sembra essere lui stesso che in modo secondario. Così la percepisce come un corpo: “io mi dissi che doveva essere semplicemente un corpo spirituale (REISHIN). La luce sembra essere allora semplicemente un ostacolo, la manifestazione di uno iato nel seno dell’intimo che bisogna ancora superare. A questo corpo sono associati altri elementi sottili che costituiscono il soggetto ed il suo ambiente, senza per altro che il soggetto si identifichi ad essi: “ l’ambiente era pieno di nuvole di luce” “la sensazione di tenere una spada di legno” “una respirazione (kokyu) “e una coscienza di se (JIBUN no ISHIKI)-coscienza di se’ che mostra bene la persistenza di una dualità, la non coincidenza del soggetto con se stesso. Bisogna ricordare che Ueshiba non si identifica con questa coscienza .La frase giapponese può tradursi testualmente così “aveva coscienza di se”. Ueshiba si stupisce di questa persistenza di una coscienza. “e pertanto aveva una coscienza di se”……Nello stesso tempo non dice esattamente “io avevo la sensazione di tenere una spada “ ma testualmente”c’era la sensazione di tenere una spada”. Queste forme grammaticali impersonali sono ricorrenti nel giapponese e non sono generalmente tradotte ,ma senza dubbio si può rilevare qui in modo particolarmente significativo perché Ueshiba , al terzo stadio della sua esperienza reintroduce il soggetto usando il termine (JIBUN). In effetti la progressione interiore verso ciò che costituisce il cuore dell’intimità continua ed un terzo stadio appare. Ma questo stadio, il più profondo dell’intimità si rivela essere ad uno stadio ove il soggetto non può più affermare il suo io “ non avevo più né spada nè me stesso, nè nuvole di luce, non c’è più il ki della luce bianca” Bisogna prendere atto di questo stadio paradossale : da un lato Ueshiba dice “non c’è più un me stesso (JIBUN)” e d’altra parte “ io provai come se il me stesso (JIBUN)” rimanesse nell’insieme dell’universo. E’ un

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Kenshiro Abbe e il Kyushindo

Ricordo del maestro Kenshiro Abbe e della sua creazione: il Kyushindo Vi lascio queste note perché hanno un profondo legame con la pratica dell’Aikido svolta nel nostro dojo. Anche se è intitolato al maestro Tadashi Abe, è con il primo che ho avuto più profondi contatti ,e che mi ha spinto ad approfondire il mondo del budo. Mi auguro che anche per voi sarà così. Dire che sia stato un uomo straordinario è poco vi cito solo alcuni dati . Nasce nel 1915 ,figlio di un maestro di kendo che a 4 anni lo inizia all’arte, purtroppo muore in un incidente, ed anche se gli allievi volevano continuare ad istruirlo, con l’inizio della scuola deve cessare, ma inizia a praticare il sumo e diviene campione scolastico della provincia. Quando ha 14 anni il judo viene introdotto nelle scuole e lui vi si butta a corpo morto: un dan dopo l’altro ogni anno, dopo tre anni è campione della provincia su trenta scuole, viene promosso terzo dan, il più giovane del Giappone. Viene richiesto di entrare nel Busen del Butokukai, il Centro del Giappone dove venivano formati i maestri del Budo ( quell’anno solo 20 su 300). La famiglia si trasferisce a Kyoto e riprende il kendo con maestro decimo dan; Nel judo continua con i successi, al sabato si tenevano incontri ad eliminazione diretta di 5 minuti contro 5 avversari e vince sempre, al secondo anno è promosso 5°dan e nessuno sino ad oggi ha raggiunto tale grado a quella età. Nel 1938 ci fu l’incontro alla presenza dell’imperatore con il famoso Kimura capofila del Kodokan e delle guardie imperiali ed altri tre big, ma tutti sono sconfitti con grande umiliazione per il Kodokan (in effetti c’era una grande rivalità tra i due organismi). Kimura disse “ mi sembrava di combattere con un ombra”. Con il tempo i dan aumentano:1945 è 7°dan di judo 6° di kendo. Sono gli anni della guerra e tutto salta, però inizia lo studio del Jukendo ,un’arte militare di cui anche O Sensei era maestro, e naturalmente diventa il Campione anche in questa arte. In questo periodo c’è l’incontro fondamentale con Ueshiba di cui diviene allievo particolare per 10 anni. Dai suoi insegnamenti nascono i primi fondamenti del Kyushindo. Nel 1950, visto il decadere del judo ,,lascia il Kodokan e nel 1955 parte per l’avventura inglese, che lo porterà ad essere il diffusore in Europa del budo. Con una grandiosa manifestazione alla Royal Albert Hall di Londra offre dimostrazione di judo, kendo, aikido, jukendo, yari karate, naginata l’Europa conosce le arti marziali giapponesi . Il seguente anno riceve da O Sensei l’autorizzazione a divulgare l’aikido. Purtroppo gli allievi erano più interessati a diventare forti piuttosto che approfondire i temi filosofici portati dal Kyushindo.( se siete interessati ve ne darò alcuni dettagli in una successiva riflessione) Di fatto, dopo qualche anno ,prima di disfare l’organismo che aveva fondato,visto che non lo tenevano in considerazione, in una delle ultime lezioni tenute presso la London Judo Sociaity chiese alle cinture nere presenti, una trentina, con quale tecnica volessero essere vinte se a destra o a sinistra, cosa che puntualmente avvenne. Inizia a viaggiare in Europa giungendo anche ad Imperia più volte. Nel 1960 un grave incidente mina la sua salute e non si riprende più. Torna in Giappone da Ueshiba e lo convince a mandare un forte allievo per sviluppare l’aikido, il prescelto sarà Chiba sensei (ho praticato con lui per tre stage e penso che voi tenerini non avreste resistito una sola ora), duro come Tadashi Abe. Torna in Inghilterra ,ma le cose sono ancora peggiorate, molti presuntuosi si attribuirono il titolo di suoi successori fondando scuole di Judo Kyushindo, Karate Kyushindo Aikdo kyushindo eccetera così riparte per il Giappone ove muore nel 1985. Alla sua morte gli fu attribuito il 10°dan con il titolo di fondatore di una nuova arte marziale. Ho il rimpianto di non aver potuto approfondire la sua conoscenza, ma le sue teorie mi sono lentamente tornate alla mente approfondendo l’Aikido perché sono fuse in un identico aspirazione :quella che attraverso la pratica del Budo si possa aiutare l’uomo ad essere migliore.

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Kyushindo Kihon

IL KYUSHINDO Queste riflessioni nascono dall’esigenza di farvi partecipi del pensiero di uno dei grandi maestri che ho incontrato nel mio cammino nel mondo del Budo. In questo percorso le sue idee sono penetrate in me come parte integrante di ciò che vorrei voi comprendeste nel vostro percorso .Il mio cammino è stato lungo e difficile, il legame Judo/Aikido si è formato ripensando alle spiegazioni di Kenshiro Abbe che non eravamo in grado di capire, ma che poi hanno trovato la via per penetrare la mia superficiale concezione di cosa sia il Budo. Oggi non penso ci sia qualcuno in grado di approfondire i concetti che vi esporrò , e quindi dovrete fare degli sforzi ,ma voi siete avvantaggiati perché praticate Aikido che è una versione ancora più raffinata di questi pensieri. La traduzione dei kanji di cui si compone il termine ci permette di avere una idea di cosa si tratti, ma come al solito questi possono essere letti ed interpretati in modi diversi portando spesso l’occidentale ad avere idee errate sul loro significato. Ritengo di essere corretto identificando KYU con ricerca della verità, studio, ricerca della perfezione SHIN con perfezione, mente, spirito, centro che qualifica le cose DO con via, cammino per Molti lo considerano una nuova filosofia, in effetti il maestro K. Abbe è menzionato tra i filosofi giapponesi, ma io penso che si tratti di un diverso metodo educativo perché non è basato su speculazioni mentali ma è molto pratico ed investe la quotidianità. I concetti che caratterizzano il Kyushindo si sono sviluppati in lui gradualmente dagli anni della gioventù, sino alla illuminazione, quando gli studi fatti e le esperienze di vita, hanno trovato il loro centro e si sono fusi, dando inizio al sogno che lo accompagnerà per tutta la vita. La molla che ha fatto scattare in lui l’esigenza di un rinnovamento nel pensiero dei giapponesi e degli altri esseri umani è certamente nata dalla considerazione che le tradizioni e gli stili di vita, a seguito della sconfitta, erano radicalmente mutati, dispersi in un filosofia che mirava al soddisfacimento di benefici immediati, eliminazione dello spirito di sacrificio, perdita di tutti quei valori spirituali tratti dalla tradizione samuraica. I fondamenti etici del Kyushindo vanno ricercati in antichi testi filosofici e religiosi giapponesi, nello studio del pensiero buddista del filosofo Nichiren, nello stretto legame intellettuale con il fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba, nella ricerca del significato del Sutra del Loto, persino nei filosofi presocratici, e nei principi della severa educazione di tipo samuraica ricevuta vivendo nel Busen del Butokukai. In effetti il termine esatto per definire la sua opera è Kyushindo Budo: metodo educativo incentrato sulle arti marziali. Dato che il maestro K. Abbe fu probabilmente il più forte combattente di judo nel periodo pre seconda guerra mondiale, moltissimi praticanti che ebbero contatti con il suo insegnamento, cercarono soprattutto di carpirne i segreti tecnici per trasferirli in una qualunque arte marziale.Purtroppo non fu così, anche se oggi ci sono Organizzazioni che affermano di praticare le varie discipline con il suffisso Kyushindo. Ma il maestro non ha rilasciato a nessuno questa autorizzazione. In effetti tutti i suoi allievi non sono stati in grado di entrare oltre una superficiale conoscenza del bagaglio tecnico del maestro. Anche noi imperiesi, che lo frequentammo abbastanza a lungo essendo allevi del maestro Botton , discepolo dal momento del suo arrivo in Europa, poco capimmo di cosa volesse comunicarci: la frammentarietà degli incontri, le difficoltà linguistiche (non parlo bene inglese,ma la mia shinai conosce tutte le lingue ) era la frase che accompagnava il suo insegnamento, non era certo il metodo più facile per penetrare un pensiero filosofico.Forse Cesare Barioli, tra gli italiani, un forte judoka milanese che lo tenne con sè qualche mese a Milano riuscì a penetrare il senso del suo Kyushindo judo. In quel tempo anche noi ,come tutti, cercavamo il mezzo e la tecnica più congeniale per vincere,ma non capivamo anche perché non vedevamo una logica sequenza su ciò che ci insegnava. Fui orgoglioso quando mi volle scrivere Kyushindo sul dorso dell’hakama e la osservavo come un dono particolare di un grandissimo maestro, ma francamente il significato di cosa fosse e cosa comportasse viverlo mi fu chiaro solo dopo molti anni di ricerche. Con il passare del tempo e con l’approfondimento dell’Aikido, mi sono ritrovato a riconsiderare cose udite dal maestro Abbe e a mia volta a riproporle agli allievi come fossero miei pensieri, ma erano invece frasi nascoste nell’inconscio che avevano trovato il terreno adatto per chiarirsi . KIHON I fondamenti Il Kyushindo è fondato sullo studio delle leggi fisiche quali manifestazioni di principi che regolano l’universo e attraverso lo studio possiamo inserirli nel nostro spirito. Benché le nostre conoscenze di queste leggi sono troppo limitate,a causa dei nostri limiti, possiamo dire di conoscere solo l’apparenza delle cose ; i l Kyushindo tende ad oltrepassare la non realtà andando a ricercare il cuore dei fenomeni attraverso lo studio di tre principi fondamentali. Sono tre i cardini su cui poggia tutto il Kyushindo: Bambutsu ruten: tutto si muove Ritsudo: i movimenti sono ritmici Chowa: tutto tende all’armonia Il primo è strettamente legato al pensiero presocratico di Eraclito, anzi è la traduzione dell’aforisma Panta Rei che afferma l’unità degli opposti e che tutte le entità si muovono incessantemente: (tutto cambia, non si può fare un passo nella stessa acqua di un fiume). Ora se tutto si muove in un moto perpetuo, ne deriva che non ci può essere nulla di fisso.Se l’universo è in perenne moto ed è infinito, il tempo diviene solo astrazione umana, i nostri concetti sono di natura dualistica perché tutto esiste in relazione ad un altra cosa : concepiamo il vuoto perché conosciamo il pieno, attribuiamo valore al giorno perché opposto alla notte, tutti i fenomeni sono in opposizione ma reciproci. (teoria dello yin e yang) . Qualcuno si chiederà ma cosa centra questo con le arti marziali? I movimenti del Kyushindo sono di natura circolare e riflettono quelli dell’universo. Ritsu do I movimenti dell’universo e

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Chi era Tadashi Abe

Nato l’ 1 gennaio 1926, Tadashi Abe inizio’ la pratica dell’Aikido ad Osaka nell’agosto del 1942, sotto la diretta supervisione di Morihei Ueshiba Sensei. Il suo apprendimento con il Fondatore continuo’ per nove anni, nei quali egli trascorse anche alcuni periodi come Uchidechi nel Dojo di Iwama, durante la Seconda Guerra Mondiale. Si laureo’ in legge all’Universita’ di Waseda e quindi si trasferi’ in Francia nel ’52 per proseguire i suoi studi all’universita’ Sorbona. Divenne cosi’ uno dei pionieri della divulgazione dell’Aikido in Francia, iniziando ad insegnare stabilmente Aikido nel Dojo di Judo del Maestro Mikinosuke Kawaisihi, come Sesto Dan rappresentante ufficiale dell’ Hombu Dojo di Tokyo. Fu il primo Maestro a vivere stabilmente in Europa ed uno dei primi ad insegnare al di fuori del territorio giapponese. L’Aikido era stato ufficialmente introdotto in Francia l’anno precedente, durante il viaggio del Sensei Minoru Mochizuki, ma il lavoro di Abe gli conferi’ un carattere stabile e popolare. Abe pubblico’ in francese due dei primi libri sull’Aikido, contenenti centinaia di foto tecniche (piu’ simili e vicine allo stile dell’Aiki Budo che all’Aikido moderno). Dimoro’ perlopiu’ a Parigi e fece in quel periodo numerosi viaggi in Gran Bretagna con Kenshiro Abbe, nei quali diede dimostrazioni e tenne lezioni di Aikido: la sua tecnica veniva considerata particolarmente dura, veloce ed efficace. Proprio a causa di cio’, si dice che egli mosse aspre critiche all’Aikikai al momento del suo ritorno in Giappone, nel ’59, poiche’ trovo’ a suo dire una situazione notevolmente cambiata…nella quale le tecniche si erano tramutate, a suo dire, in uno “sport effeminato che aveva perso la maggior parte del suo spirito Samurai”. Disse inoltre che l’Aikido aveva smarrito la strada e che non possedeva piu’ lo spirito del Budo che egli aveva praticato sotto la direzione di O’Sensei. Si fece carico di scrivere e distribuire liberamente una pungente risposta alla lettera di Tohei del maggio ’74, nella quale quest’ultimo rassegnava le dimissioni dall’Aikikai: Tadashi lo critico’ per una supposta mancanza di gratitudine ed originalita’ nel compiere un simile atto. La storia di questo Maestro, al solito ci puo’ aiutare ad inquadrare meglio i primi passi dell’Aikido al di fuori della sua terra d’origine, insieme alle dinamiche che in Giappone nel frattempo si vivevano.Cambiamenti di tecnica, di prospettive e metodi legati all’Arte in quegli anni si moltiplicavano, specie dopo la scomparsa del Fondatore, nel 1969. Tuttavia, nello specifico anche un’ulteriore campo di indagine si fa largo:l’introduzione e l’inizio della pratica dell’Aikido nel nostro Paese. Ci sono fonti contrastanti rispetto a come l’Aikido sia approdato in Italia, ma alcune di esse citano senza dubbio il contributo di Tadashi Abe Sensei, tant’e’ Non tutti sanno che, in ogni caso, l’Aikido fu introdotto grazie all’attivita’ dei numerosi club di Judo, fiorenti a quell’epoca, nei quali venne pubblicizzata e promossa la pratica di questa “nuova” Arte giapponese: i Judo Club fecero in sostanza da rete preesistente alla quale la comunita’ dell’Aikido nascente si appoggio’. Non vi era al tempo un’enorme consapevolezza tecnica, ne’ molti Insegnanti locali che potessero direttamente affrontare un viaggio in Giappone per andare ad apprendere queste Arti nella loro terra natia. C’e’ stato sicuramente un tempo in cui Judo e Aikido venivano piu’ o meno indistintamente percepiti dagli occidentali come una sorta di “lotta” giapponese. A partire dal 1946, pare che la pratica in Italia sia ruotata essenzialmente attorno alla figura del Prof. Salvatore Merge’, dopo un suo soggiorno in Giappone di numerosi anni per lavoro… durante i quali aveva praticato come sotodeshi all’ Hombu Dojo di Tokyo, ed in cui conobbe direttamente il Fondatore. Negli anni ’50 quindi, quando Minoru Mochizuki Sensei e Tadashi Abe Sensei ebbero i primi contatti con gli ambienti Judoistici italiani interessati ad apprendere l’Aikido, trovarono un terreno molto fertile anche grazie all’opera precedentemente svolta da Merge’. Ma fu solamente a partire dal 1959, in occasione di uno stage che il Tadashi Abe Sensei tenne a Sanremo, che si accese in Italia un piu’ vasto interesse per l’Aikido, grazie anche alla preziosa azione di divulgazione operata dalla scultrice giapponese Haru Onoda che in quegli anni stava frequentando l’Accademia di Belle Arti di Roma e collaborava con il Prof. Merge’ nella presentazione dell’Arte di Ueshiba Sensei nel nostro Paese. La Signora Haru Onoda era stata in Giappone un’allieva diretta di O’ Sensei che le conferi’ personalmente il grado di Shodan e puo’ a tutti gli effetti essere considerata un pioniere giapponese dell’ Aikido italiano. Come si diceva pero’, dal 28 settembre al 4 ottobre del 1959 i Maestri Tadashi Abe e Kenshiro Abbe, durante lo Stage Nazionale di Sanremo, presentavano ufficialmente l’Aikido agli Judoisti italiani.Vi parteciparono sette Cinture Nere della Polizia di Stato: Giuseppe Camerano, Romano Polverari, Pietro Persichino, Romolo Golino, Giuseppe Loffredo, Salvatore Rao, Arturo Di Tommaso e molti altri Judoisti provenienti da tutta Italia. Non va scartata l’ipotesi che Mochizuki Sensei sia approdato in Europa per affermare il metodo Yoseikan Aikido, e che l’arrivo di Tadashi Abe Sensei fu la risposta a tale azione della sede centrale dell’ Aikikai di Tokyo, che intendeva riaffermare la scuola originaria del Fondatore in una terra in cui lo Yoseikan Aikido non avrebbe altrimenti avuto contraddittorio. Piu’ ci addentriamo nello studio della storia della nostra Amata Arte e delle sue vicende, piu’ diventiamo coscienti delle complicate dinamiche che in quegli anni cercavano ancora un loro equilibrio. Minoru Mochizuki, Tadashi Abe, Koichi Tohei..tre giganti dell’Aikido, tre pionieri della sua pratica e divulgazione, si dimostrano indissolubilmente uniti pur avendo preso ciascuno una diversa strada personale. Pare che fosse stato scelto a tavolino che Torino diventasse il fulcro e base d’appoggio per gli eventi legate alle Arti Marziali giapponesi in tutta Europa, tramite l’International Bu Toku Kai”, con sede presso il Judo Kodokan Club di Torino. Abe Sensei si e’ spento il 23 novembre del 1984.

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Omote ed Ura (stage di primavera 2016)

L’Aikido deriva, come s Tutti gli interventi dei partecipanti sono stati utili a fissare dei tasselli per la comprensione di questi due termini che ci interessano unicamente in occasione degli esami, quando l’insegnante chiede una o l’altra esecuzione di una tecnica. Naturalmente l’argomento e’ solo stato sfiorato ed anche nelle applicazioni pratiche ci sarebbe un grande lavoro da fare; cosi’ faccio alcune considerazioni che potranno dare un ulteriore spunto per approfondire. Qualche lezione prima dello stage avevo spiegato la relazione tra i movimenti Omote ed Ura con la spada: se vi ricordate avevo detto che Omote era valido con un avversario, ma lasciava scoperto la schiena nel caso di piu’ avversari, cosi’ bisognava entrare con Ura e colpire con un solo colpo quello di fronte (Omote) e quello nascosto (Ura). Le tecniche Omote sono quindi adatte nelle forme standard, ma una delle reali intuizioni di O’Sensei fu proprio la scoperta dei movimenti Ura, che ci permettono di poter agire nello spazio con pieno controllo della situazione creata dal fronteggiare piu’ avversari. Dal punto di vista delle tecniche possiamo dire che non tutte possono essere attuate in Omote o Ura, o meglio…se le faccio in Ura sono piu’ sicuro (ad esempio katate tori kaiten nage): con un movimento tenkan mi metto in posizione di lanciare uke avanti, di lato, dietro; provare a farla Omote e’ difficile e rischioso (atemi avversario). Se provo a farla su attacco yokomen, devo inizialmente agire sull’Omote dell’avversario per poi chiudere la tecnica in Ura con un grande tenkan. Tenchinage ad esempio e’ una forma schiettamente Omote; in Ryote tori entro sul suo lato e lo proietto dietro. E’ un Omote classico, ma se c’e’ un avversario dietro posso controllarlo lanciandogli contro uke con un cambio di squilibrio ed ho agito lavorando sull’Omote dell’avversario. Omote significa: esteriore, di fronte, evidente, apparire, viso, esterno Ura significa: interno, dietro, nascosto, essere, mente Nella lingua quotidiana sono utilizzati in molti aspetti che esulano dalla nostra ricerca e chi desiderasse approfondire puo’ trovare nel lavoro di Takeo Doi “Omote Ura :the Anatomy of self Kodansha”  tutto cio’ che soddisfa la curiosita’ . La tsuba e’ Omote se e’ nella saya, Ura se la spada e’ in seigan. Tornando a noi, possiamo dire che in aikido sono riferiti all’avversario, che come tutto in natura ha un fronte ed un retro: dobbiamo giungere a controllare il suo centro con gli spostamenti irimi per Omote e tenkan per Ura, irimitenkan e’ ambivalente. Prima della seconda guerra mondiale, Omote e Ura non erano utilizzati: si preferiva usare irimi (entrare) e tenkan (andare dietro); come ho accennato prima ,per alcune tecniche e’ difficile definire se sono Omote o Ura (koshinage, shihonage ,kotegaseshi) ed e’ quindi auspicabile non cercare di definire una tecnica in modo assoluto, superando l’aspetto tecnico e sfruttando,come una volta, i movimenti irimi e tenkan . Possiamo sintetizzare che omote ed ura sono relazionati alla nostra posizione rispetto ad uke, mentre irimi e tenkan sono relativi ai movimenti per agire sull’avversario; mi sembra che i kanji antichi significassero semplicemente la parte della pelliccia con il pelo rivolto all’interno o all’esterno. Il compito di Sara e’ quello di fornirci lumi piu’ precisi, cosi’ potra’ toglierci la curiosita’ e la ringraziamo anticipatamente. Nella tradizione dei Koryu Omote e’ la forma visibile e percepibile anche al principiante, Ura la forma nascosta, ricca di significati talvolta esoterici (ki, kokyu, armonia, ecc). Questi due concetti rispecchiano il dualismo in / yo dell’universo. Da un punto di vista pratico Omote e’ piu’ facile ma comporta il passaggio di fronte all’avversario con conseguente pericolo, Ura piu’ complessa richiede la capacita’ di assorbire la forza avversaria e siamo piu’ protetti. Non dobbiamo soffermarci sull’apparenza di questi due concetti, ma penetrarne il cuore trovando al loro interno significati che rispecchiano il pensiero Bugei.. Pierdomenico Anzalone Sensei apete, dalla elaborazione personale del maestro Ueshiba di tecniche e concetti tratti dal mondo del Budo, e piu’ precisamente dalle arti della spada, iari e tai. Studiando questa pratica e’ possibile realizzare i principi di Ki e Hara. Strettamente correlato al concetto del Budo, e’ lo studio dello Zen. Tutti sappiamo che lo Zen fu alla base dello sviluppo delle eccezionali capacita’ dei Samurai nel dare risposte immediate a situazioni di pericolo. Le applicazioni maggiori di queste teorie si ebbero nell’arte della spada. Tra le varie teorie dello Zen, quella che ebbe maggior risalto presso i guerrieri riguardava l’immediatezza della percezione tramite l’intuizione: per i fautori di questa lo sviluppo di capacita’ intuitive era piu’ importante di quella puramente tecnica, poiche’ permetteva di rispondere immediatamente in situazioni di pericolo. Le applicazioni maggiori di queste teorie si ebbero ad opera di monaci Zen come Dokyo Etan e Takuan, o di maestri fondatori di scuole come Musashi o Iso. Descrivere anche sommariamente la figura di Takuan e degli altri ci porterebbe fuori dalla nostra chiacchierata per entrare nella piu’ vasta storia del pensiero medioevale giapponese. Divenuto monaco Zen, a soli 32 anni dirige il tempio Daitokuji di Kioto , insegna al maestro di scherma Yagiu Tajima no Kami al quale dedica il suo pensiero nel Fudo Chi-Shimmio Roku “I misteri della saggezza immobile”, in cui spiega come applicare praticamente lo zen alla scherma. In questo Takuan armonizza le posizioni dei fautori estrinseci ed intrinseci della pratica :”la conoscenza tecnica non basta, bisogna oltrepassare la tecnica sino a farla divenire non tecnica fluente dal subconscio”, nello stesso tempo sottolinea “l’allenamento alla tecnica ed ai suoi dettagli non deve essere sottovalutata , perche’  la conoscenza dei fattori interni non porta il corpo a padroneggiare i movimenti”. Quando la mente e’ interessata alla spada ,ne diviene prigioniera; se uno cerca di colpirvi, i vostri occhi afferrano il suo movimento e lo vincete seguendolo; se vi fermate sarete battuti. Tutti questi esempi sono tratti dall’arte della spada ma si adattano perfettamente all’Aikido che e’ una scherma senza spada. L’Aikido dimostra la sua superiorita’ rispetto le altre forme di combattimento quando avviene contro piu’ avversari perche’ Ueshiba ha applicato il pensiero di Takuan:

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Tributo al Maestro Pierre Chassang

“Inganna Morte“: e’ cosi’ che ti aveva chiamato il medico di famiglia di quel piccolo villaggio del Cantal dove sei nato, perche’ lo avevi preoccupato piu’ di una volta nella tua infanzia. Aveva ragione, tu hai giocato con la morte da quando sei nato, nel 1919, ma non era scritto che vincesse nei tuoi anni di gioventu’. Lei ha avuto l’ultima parola solo molto piu’ tardi, a fine aprile 2013.  Pierre, senza dubbio, tu mi avresti detto che le storie che si raccontano sono senza importanza perche’ ci distraggono dall’essenziale, ma se scrivo queste poche parole sulla tua vita e’ perche’ coloro che ti han conosciuto, da vicino o da lontano, non abbiano come loro ultimo ricordo la freddezza e la tristezza di un annuncio funebre. Eravate migliaia nel campo militare. Aprendo le porte alle truppe tedesche all’inizio del giugno 1940, il colonnello ha salvato da una morte inutile tutte le sue giovani reclute. Tra queste migliaia tre hanno resistito, due per riunirsi alle loro famiglie, e tu che ti rendevi confusamente conto che non dovevi restare [che qualche cosa doveva essere fatto ,ndt.]. Non avevi alcun piano, il generale de Gaulle non aveva ancora lanciato il suo appello del 18 giugno e ti sei semplicemente lasciato guidare dal cuore. L’azione puo’ anche essere folle ma se e’ giusta il Cielo e la Terra si uniscono per dare all’uomo cio’ che gli serve. Il destino ha quindi preso le sembianze di una donna canadese che viaggiava nella sua auto verso Saint-Jean-de-Luz, nella speranza di imbarcarsi sulle navi che evacuavano l’esercito polacco verso l’Inghilterra. I polacchi ti hanno prestato un’uniforme, una famiglia, ed e’ con un aquila sul cappello, con una donna per mano, un bambino tra le braccia, che sei diventato un disertore, senza aprire bocca, tra due file di Guardie civili francesi, sulla stessa nave di Maurice Schumann.A 21 anni si e’ fiduciosi nella propria buona stella. Hai sperimentato i bombardamenti non nei ripari antibomba, ma sui tetti degli edifici di Londra. Lo spettacolo era grandioso, e tu hai sempre spiegato a chi ti voleva ascoltare che una bomba lanciata da cosi’ in alto aveva poche possibilita’ di raggiungere un cosi’ minuscolo obiettivo come te in quella immensa citta’. Una mattina, il proprietario di un pub, aveva appeso un cartello sulla spina della birra rimasta miracolosamente intatta in mezzo ad un tetto e alle pareti sventrate: “Aperto come al solito”. Combattivita’ britannica per la quale avevi rispetto e che era simile alla tua. Mi hai detto spesso, che cio’ che conta e’ “tenere duro”. “Tenere”, non e’ facile: dopo la firma dell’armistizio, la maggior parte dei Francesi che erano andati in Inghilterra torno’ in Francia,”dal momento che la situazione si era normalizzata”. A Giardini Carlton, la sede delle Forze francesi libere, hai fatto del tuo meglio per trattenerli: “la Francia e’ sempre occupata”!, ma alla fine sei restato solo con una manciata di compagni con il generale de Gaulle. Poi e’ arrivato il tuo arruolamento nella prima divisione francese libera, la Tunisia, la lunga guerra in Nord Africa, di fronte c’era Rommel, l’Afrika Korps, il deserto, avversari reali. Il governo di Vichy aveva condannato a morte, per tradimento, tutti i compagni delle Forze francesi libere ed allora, nel 1943 con il Corpo di Spedizione Francese, sei sbarcato a Napoli cantando “Maresciallo, eccoci” con lo spirito di quella gioventu’ insolente che aveva accettato di morire. Sulla jeep che guidavi durante la battaglia del Garigliano, hai sbagliato strada e sei entrato a Roma abbandonata dai Tedeschi, e questo fa di te il primo soldato alleato ad essere entrato nella citta’ Eterna e ad averla liberata poco prima dell’arrivo del Generale Juin. Mi hai raccontato questo aneddoto ridendo come se fosse una cosa banale, un giorno in cui l’Aikido ci aveva condotto in Lazio, come se il ritorno in un luogo del passato avesse riportato a galla ricordi sommersi. Il passato impedisce a certuni di vivere il presente ma tu non facevi parte di loro; tu dicevi semplicemente di vivere nel tempo [di vivere qui e ora, nella versione inglese, ndt.]. E’ per questo che sei restato giovane fino alla fine. Lo sbarco in Provenza ti ha portato a Cannes, al suo stile di vita rilassato che ti ha sedotto prima di attraversare la Francia sino a Franche-Compte’ per liberare Belfort. Che viaggio, Pierre, in un tempo in cui il coraggio e l’impegno sono mancati a tanti uomini! E posso attestare tutta la moderazione e la modestia con cui tu hai evocato quei momenti. Non hai mai provato a fare il vanaglorioso. Tutto cio’ che hai fatto ti sembrava cosi’ naturale che non ti e’ nemmeno passata per la testa l’idea di rivendicare l’indennita’ di guerra che ti spettava per le lesioni ricevute. Era solo lo stato del mondo … ed eri tu, non c’era piu’ nulla da dire. Dopo cinque anni di prove e sofferenza, siete stati smobilitati con una liquidazione di 30 franchi, la tua Colt 45 e i ringraziamenti della Nazione. Il dopoguerra fu Parigi e la sua magia. Una vita tra gli artisti e tutto cio’ che poteva permettere di far dimenticare la crudele ed inutile stupidita’ degli uomini. Bagni di champagne, o se si vuole, il riposo del guerriero. Ricordo di come eri solito parlare di Piaf, e quale fu il tuo dispiacere quando hai appreso della morte di Montand. Sei restato lontano dalla guerra in Algeria. A Lione, alla fine del 1944, la Divisione ha separato i soldati bianchi dai neri per andare al Nord, ma tu sapevi bene che e’ stato proprio davanti alle mitragliatrici Marocchine, Tunisine e Senegalesi che le truppe d’elite della Wehrmacht si sono ritirate da Monte Cassino e da tutta l’Italia. Questi uomini, tuoi fratelli d’armi, alcuni dei quali sono morti tra le tue braccia, e che ti hanno forse salvato la vita, in nome di cosa saresti andato ad ucciderli nel loro paese d’origine? E’ alla fine di questo periodo parigino che ti ha toccato l’Aikido. Poteva trovare terreno piu’

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Pensieri di O’Sensei Morihei Ueshiba

Per praticare l’Aikido correttamente, e’ necessario: Calmare lo spirito e tornare alla fonte dell’energia. Purificare il corpo e lo spirito, eliminando ogni malizia, egoismo, e desiderio. La lealta’ e la devozione portano al coraggio. Il coraggio conduce allo spirito di sacrificio. Lo spirito di sacrificio crea fiducia nel potere dell’amore. Il Budo non e’ un mezzo per abbattere l’avversario con la forza o con armi letali. Ne’ e’ destinato a condurre il mondo alla distruzione con le armi e altri mezzi illegittimi. Il vero Budo richiede di portare l’energia interiore dell’universo in ordine, proteggere la pace del mondo, cosi’ come la conservazione, tutto in natura nella sua forma giusta. Se il tuo avversario cerca di tirare te, lascialo tirare. Non tirare contro di lui, ma all’unisono con lui. L’Aikido non si basa su armi o forza bruta per avere successo; dobbiamo metterci in sintonia con l’universo, mantenendo la pace nei nostri regni, nutrendo la vita e prevenendo la morte e la distruzione. Il vero significato del termine samurai e’ “colui che serve e aderisce al potere dell’amore”. Promuovi lo spirito guerriero mentre presta servizio nel mondo; illumina il percorso in base alla tua luce interiore. Anche se il nostro percorso e’ completamente diverso dalle arti guerriere del passato, non e’ necessario abbandonare totalmente i vecchi metodi. Assorbiamo venerabili tradizioni in questa arte vestendole di nuovi abiti freschi e ci basiamo sugli stili classici per creare forme migliori. Giorno dopo giorno allena il tuo cuore, affinando la tua tecnica: utilizza il singolo per colpire i molti! Questa e’ la disciplina del Guerriero. La Via del Guerriero non puo’ essere compresa a parole o in lettere: cogli l’essenza e vai avanti verso la realizzazione! L’obiettivo dell’allenamento e’ di fissare i difetti, rafforzando il corpo e pulendo lo spirito Il ferro e’ pieno di impurita’ che lo indeboliscono; attraverso il fuoco della forgiatura, diventa acciaio e si trasforma in una spada tagliente. Gli esseri umani si sviluppano nello stesso modo. Gli istruttori possono impartire solo una frazione dell’insegnamento. E’ attraverso la propria pratica devota che i misteri dell’Aikido prendono vita. La Via del Guerriero e’ basata sull’umanita’, l’amore e la sincerita’; il cuore di valore marziale e’ vero coraggio, saggezza, amore e amicizia. L’enfasi sugli aspetti fisici del guerriero e’ inutile, perche’ la forza del corpo e’ sempre limitata. Un vero guerriero e’ sempre armato di tre cose: la raggiante spada della pacificazione; lo specchio di coraggio, saggezza, e amicizia; il prezioso gioiello dell’illuminazione. L’Aikido e’ il principio di non-resistenza. Perche’ e’ non-resistente, e’ vittorioso fin dall’inizio. Quelli con cattive intenzioni o pensieri controversi sono immediatamente vinti. L’Aikido e’ invincibile perche’ si scontra con niente. Non ci sono competizioni nell’Aikido. Un vero guerriero e’ invincibile perche’ lui o lei si scontra con niente. Sconfitta significa sconfiggere la mente della contesa che ci portiamo dentro. Ferire un avversario e’ come ferire se stessi. Controllare l’aggressivita’ senza ferire qualcuno e’ Aikido. Il guerriero completamente risvegliato puo’ liberamente utilizzare tutti gli elementi contenuti in cielo e in terra. Il vero guerriero impara a percepire correttamente l’attivita’ dell’universo e come trasformare le tecniche marziali in veicoli di purezza, bonta’ e bellezza. La mente e il corpo di un guerriero devono essere permeati di saggezza illuminata e profonda calma. E’ necessario sviluppare una strategia che utilizza tutte le condizioni fisiche e gli elementi che sono direttamente a portata di mano. La migliore strategia si basa su un insieme illimitato di risposte. Un buon atteggiamento e una buona postura riflettono un corretto stato d’animo. La chiave per una buona tecnica e’ quella di mantenere mani, piedi e fianchi dritti e centrati. Se siete centrati, e’ possibile muoversi liberamente. Il centro fisico e’ la pancia; se anche la vostra mente si trova li, si ha la certezza della vittoria in ogni impresa. Spostarsi come un raggio di luce: volare come un fulmine, colpire come un tuono, roteare intorno ad un centro stabile. Le tecniche impiegano quattro qualita’ che riflettono la natura del nostro mondo. A seconda delle circostanze, si dovrebbe essere: duro come un diamante, flessibile come un salice, morbido e fluente come l’acqua, o vuoto come lo spazio. Se il tuo avversario colpisce con il fuoco, tu contrasta con l’acqua, diventando completamente fluido e fluente. L’acqua, per sua natura, non si scontra o collide contro qualsiasi cosa. Al contrario, esso inghiotte qualsiasi attacco innocuamente. Le tecniche dell’Aikido non sono ne’ veloci ne’ lente, ne’ sono all’interno o all’esterno. Esse trascendono il tempo e lo spazio. Quando un avversario si fa avanti, muoviti e ringrazialo; se si vuole tirare indietro, lascialo andare per la sua strada. Il corpo dovrebbe essere triangolare, la mente circolare. Il triangolo rappresenta la generazione di energia ed e’ la postura fisica piu’ stabile. Il cerchio simboleggia la serenita’ e la perfezione, la fonte delle tecniche illimitate. Il quadrato e’ sinonimo di solidita’, la base del controllo applicato. Cerca sempre di essere in comunione con il cielo e la terra; allora il mondo apparira’ nella sua vera luce. La presunzione svanira’ e si puo’ mescolare con qualsiasi attacco. Se il tuo cuore e’ grande abbastanza per avvolgere i tuoi avversari, si puo’ vedere diretti attraverso di loro ed evitare i loro attacchi. E una volta che li si avvolge, si sara’ in grado di guidarli lungo il percorso indicato per te dal cielo e dalla terra. Libero dalle debolezza, ignora gli attacchi affilati dei tuoi nemici: intervieni e agisci! Non guardare questo mondo con paura e disgusto. Affronta coraggiosamente qualunque cosa gli dei ti offrano. La vita stessa e’ sempre una prova. In allenamento, e’ necessario testare e perfezionare se stessi per affrontare le grandi sfide della vita. Trascendi il regno della vita e della morte, e allora sarai in grado di affrontare il tuo cammino con calma e sicurezza attraverso qualsiasi crisi con le quali ti dovrai confrontare. Sii grato anche per le difficolta’, battute d’arresto, e le persone cattive. Trattare con tali ostacoli e’ una parte essenziale della formazione in Aikido. Il fallimento e’

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la nascita degli “amicidellaikido”

L’associazione “Amici dell’Aikido” offre a tutti, indipendentemente dall’eta’, la possibilita’ di avvicinarsi ad una pratica marziale denominata Aikido. La pratica di questa disciplina permette di studiare una cultura diversa  dalla nostra, dove per “nostra” intendiamo la cultura greco-latina. L’Aikido infatti e’ una recente “Via” Marziale giapponese sviluppata da Morihei Ueshiba nella meta’ del 1900 il cui nome e’ costituito da tre pittogrammi che non erano mai stati uniti per essere utilizzati insieme prima di allora: Ai unione-unire, Ki soffio-energia, Do via-cammino-metodo. Non diamo una definizione (atto caratteristico dell’occidente), in quanto definire secondo il pensiero cinese e giapponese significa limitare mentre preferiamo lasciare aperto al lettore ogni possibile, lasciar circolare, far passare l’intelligibile e farlo decantare per riassaporarlo nuovamente. Consideriamo quindi l’Aikido come un ponte che collega Giappone e Italia e che attraverso il suo approccio permette di affrontare e mettere in movimento non solo il nostro corpo ma anche il nostro pensiero. La sfida iniziale, in quanto disciplina marziale, sembra quella di imparare come far si che una persona debole vinca (o meglio gestisca) una o piu’ persone forti. La sfida successiva sembra quella di imparare a vivere a proposito (felice espressione di Montaigne). Diciamo “sembra”, in quanto sebbene l’Aikido sia sbarcato in Europa negli anni Cinquanta, non siamo ancora certi di quali risorse metta a disposizione, non solo per le diverse interpretazioni che i singoli insegnanti danno, ma, soprattutto, per il pregiudizio etnocentrico che ci attanaglia. Per superare questa empasse, troviamo interessante il “cantiere” aperto dal filosofo e sinologo Francois Jullien che usa lo “scarto”  fra pensiero cinese e occidentale come strategia per pensare (far emergere) l’impensato del nostro pensiero. L’Aikido, in quanto disciplina fisica e marziale, offre proprio per queste sue peculiarita’, inesauribili opportunita’ per sperimentare l’efficienza di un approccio strategico e, anzi, permette di cominciare a praticare e studiare proprio la strategia, mettendo in parallelo, ad esempio, l’arte della guerra vista dall’Occidente e quella vista dal Giappone o dalla Cina. Permette di offrire spunti per studiare le coerenza di un approccio alle relazioni, indiretto piuttosto che diretto. Gli utensili che l’Aikido offre per stimolare sia il corpo sia il pensiero, sono gli esercizi fisici a corpo libero, gli esercizi con armi ( bastone, coltello, spada) praticati individualmente o a coppie o in gruppi, in palestra o all’aperto e i messaggi del fondatore e dei suoi allievi. Prima ancora di parlare di esercizi ci sembra utile parlare di “basi/fondamenta” ossia quegli elementi, in parte comuni a tutte le discipline marziali, in parte specifici dell’Aikido che, una volta padroneggiati, permettono lo sviluppo delle 10.000 forme (10.000 in Giappone e Cina indica infinito) e, al di fuori della palestra (in realta’ il termine adeguato e’ Dojo, che ha un significato molto piu’ ampio di quello evocato da “palestra”), un approccio strategicamente disponibile alle relazioni, una particolare efficienza del vivere quotidiano. Fra le varie attivita’ che l”associazione “AmicidellAikido” ha condotto sul territorio, ricordiamo la pluriennale collaborazione con l’Istituto Tecnico G. Oberdan, i numerosi raduni internazionali, i seminari sulla gestione dei rapporti di forza, sul bullismo, sulla violenza, sulla strategia e l’avviamento dei propri corsi non solo a Treviglio ma anche a Caravaggio, Pontirolo Nuovo, Saronno, Imperia. Nel 2016 inaugureremo anche il nuovo corso dedicato a bambini e ragazzi . Non volendo indurre all’esotismo, non abbiamo l’abitudine di usare parole giapponesi durante i corsi; tuttavia per motivi di marketing faremo uno strappo alle nostre abitudini specificando quali sono le “basi-fondamenta” secondo N.Tamura Sensei: shisei, kokyu, kamae, ma ai, irimi, tenkan, ura-omote, tai sabaki, atemi, kokyu ryoku. Ecco invece i metodi di allenamento : hitori-geiko, ippan-geiko, futsu-geiko, uchikomi-geiko, hikitate-geiko, gokaku-geiko, kakari-geiko, jyu-geiko, mitori-geiko, yagai-geiko (cfr. N.Tamura, Aikido-Etiquettes et Trasmission). Tra i vari messaggi lasciati dal fondatore dell’Aikido abbiamo scelto il seguente per invitarvi ad unirvi a noi: “Non si tratta di correggere gli uomini, ma di correggere il proprio cuore, questo e’ l’Aikido” . Origine: quel fondo indifferenziato tra il c’e’ e il non c’e’ da cui sgorgano le 10.000 tecniche (parlando di arti marziali). Allenarsi nella strategia della disponibilita’ guida e conduce quindi all’armonia intesa come regolazione spontanea delle trasformazioni che avvengono durante l’allenamento. Analoghe considerazioni (con le dovute cautele) si potranno applicare alla vita di tutti i giorni. “Amicidellaikido”

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il MU

 MU Indica la privazione di qualche cosa, una negativita’, l’inesistente, e’ sempre collegato con dei termini che specificano quale sia questa mancanza. Puo’ essere confuso con il termine Kara (vuoto del karate, spesso interpretato come mani vuote, anche se, nell’intenzione di Funakoshi l’interpretazione corretta sarebbe quella di lavorare per realizzare il vuoto (Mu), infatti nella filosofia cinese kara indica anche infinto. Il buddismo, prima ancora del taoismo ha fatto del concetto di Sunyata (vacuita’) il cardine della sua filosofia dando grande enfasi al concetto di Mu come vuoto, nulla ,non esistenza di cose, evidenziandolo come una esperienza che puo’ essere percepita tramite la meditazione. PerTakuan Soho il nulla e’ una condizione psicologica che puo’ operare positivamente liberandoci dai preconcetti. Oggi sappiamo che il vuoto assoluto non esiste (pensiamo all’esistenza dei campi gravitazionali). Il buddismo afferma che il modo di pensare dualistico impedisce di conoscere la realta’, solo superando questo si torna all’unita indifferenziata che e’il Tao, e cio’ e’ quando si cerca di realizzare con la pratica dell’aikido. Il libro di Lao Tzu e’ di fondamento per la pratica delle arti marziali e ci illustra con semplicita’ il concetto di vuoto: i raggi della ruota non servono se non c’e’ il mozzo vuoto, il vaso del vasaio e’ inutile se non c’e’ il vuoto, la casa e’ inutile se non c’e’ il vuoto della porta .Nel Tao si dice che non lottando posso vincere se agisco secondo la natura, ma per farlo devo svuotarmi, fare il vuoto e farlo agire in vece mia. Lo Zen ha dato importanza all’idea di vuoto come esperienza pratica che ha intriso tutte le arti giapponesi, per esempio nella cerimonia del Chanoyu dove vuoto reale (il giardino asimmetrico, il sentiero, la piccola sala) si coniuga con quello mentale favorito dalle azioni dell’officiante e dall’immersione in un ambiente essenziale e vuoto da ogni elemento di distrazione: la tazza di te’ che va svuotata e’ una metafora della mente umana che deve liberarsi dai pensieri per poterne accogliere di nuovi; oppure nel Sumie ove l’alternarsi dei chiaroscuri dell’inchiostro nero sulla carta bianca evidenziano gli spazi vuoti ci portano a dimenticare il significato dei simboli rappresentati e penetrare in una diversa realta’. Al fine di ritrovare quella mente originaria di cui parlano i saggi e’ quindi necessario fare il vuoto delle cose inutili e questo si raggiunge attraverso uno stato di silenzio interiore che non segua i pensieri condizionati con una corretta respirazione e l’immobilita’ (meditazione). Enso E’ un cerchio con un colpo di pennello. Il cerchio rappresenta nel vuoto la pienezza, la potenzialita’ del tutto e rappresenta il vero essere, si dipinge con il vuoto mentale e rappresenta l’armonia per quanto fatto con mano imperfetta. L’enso non e’ chiuso perche’ si apre allo spazio infinito ed e’ simbolo dell’Aikido; pensiamo alle parole di O’ Sensei. Muko Non forma, non intenzione, non dubbi mentali. Mu gamae Non guardia, postura. Mu nen Libero da pensieri, senza false idee e pensieri. Alan Watts lo interpreta come una specie di non attaccamento ai pensieri pratici. Cosicche’ la mente puo’ rispondere con naturalezza alle necessita’ del momento. Mu gen  Infinito, illimitato, non ristretto. Muga – Mushin Stato di non mente vale a dire senza pensieri, e senza paura di perdere l’ego durante il combattimento; il primo si riferisce alla privazione de se’ e dell’ego, disinteresse per il personale vantaggio, quindi ha un aspetto di natura fisica, il secondo riguarda l’aspetto puramente mentale WU WEI In giapponese conosciuto come Mui, termine tipicamente taoista, indica il non fare, lasciare che le cose avvengano spontaneamente senza forzature; se si esercita una volonta’ si interrompe l’armonia esistente; da qui l’idea di evitare tutte le azioni inutili. Letture di approfondimento Hisamasu Shin’ichi: “La pienezza del nulla” (ed.Il Melangolo Genova)  Takuan Soho: “Lo zen e l’arte della spada” (ed.Mondadori) Gianfranco Pasqualotto:  “Estetica del vuoto” (ed.Marsilio VE)  Suzuki Daisetsu: Francois Jullien: “La grande immagine non ha forma” (ed.Angelo Colla) Alan Watts: “La via dello Zen” (ed.Feltrinelli) Edward Conze: “Sutra del diamante, Sutra del cuore (ed.Ubaldini Roma)

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L’importanza della pratica

 La passata stagione ha visto la defezione di un vecchio allievo che pensa di non aver piu’ bisogno di “maestri” e quindi gestira’ il suo aikido come vorra’, secondo le sue personali convinzioni. In Aprile saranno sessanta anni che calco i tatami ed ho assistito negli anni a moltissimi fatti simili, che mi fanno capire che la comprensione dell’aikido sia come pratica fisica che spirituale e’ molto difficile da realizzare. Cosi’ con queste riflessioni torno sull’argomento riguardante la filosofia ed i principi dell’aikido, che in parte sono sviluppati nel libro “Aikido tradizionale Tadashi abe” che forse vedra’ la luce. Poiche’ le mie parole non sono sufficientemente profonde, ho deciso di porgervi alcune riflessioni del maestro Toshikatsu Ichimura: egli amava, al termine delle lezioni, affrontare gli spinosi argomenti sull’ etica dell’aikido. Sesto dan di aikido, sesto di iaido ed allievo del maestro Nishio, Sensei Ichimura era stato inviato nei Paesi scandinavi a meta’ degli anni sessanta. Amico del maestro Hosokawa, lo accompagno’ per un certo tempo nei vari stage in Italia, cosi’ ebbi modo di conoscerlo. Il suo era un aikido potente e dinamico, molto bello, ma anche una novita’ per noi. La mia consuetudine a trascrivere tutto quello che i maestri facevano o dicevano mi permette oggi di fornirvi uno stralcio dei sui pensieri circa il significato della pratica. Sperando di essere di aiuto eccovi frasi che spero vi facciano riflettere: “l’aikido necessita di assidua pratica per afferrarne l’essenza” “corpo e mente sono una unita’, bisogna che ambedue comprendano” “in aikido ci sono molte verita’ nascoste e profonde, per comprenderle e’ necessaria la pratica che fa da intermediaria; per questo e’ indispensabile un buon istruttore che sia il tramite tra noi e la profondita’ dell’aikido” “dobbiamo cercare di allenarci il piu’ possibile, altrimenti si fa poca strada; e’ difficile togliere le cattive abitudini: movimenti, posizioni, ecc. e noi dobbiamo andare avanti oltre l’errore! e questo sforzo lo dobbiamo trasferire nella vita quotidiana” “la pratica delle forme di base si riflette su tutte le altre, cosi’ padroneggiandole miglioreremo anche le altre; ecco l’importanza delle basi che rendono possibile il perfezionamento di molte tecniche” “nello studio delle tecniche si giunge ad un muro che ci rende difficile la vita: dobbiamo rompere quel muro sconfiggendo la fatica, il male, l’indolenza, ecc.” “se volete progredire in aikido dovete elevare la vostra vita, avviandola in senso giusto e retto, cosi’ facendo vita e aikido progrediscono; cio’ e’ estremamente difficile ma la mia esperienza mi conferma che e’ la via giusta” “naturalmente il maestro non puo’ realizzare per voi il progresso: siete solamente voi che, seguendo le sue indicazioni, dovete realizzarlo da soli”  “se l’allievo non segue le indicazioni, non potra’ migliorare nemmeno con il migliore dei maestri” “e’ indispensabile non scoraggiarsi perche’ alcuni progrediscono subito, altri piu’ lentamente..ma e’ importante provare continuamente per scoprire gli aspetti nascosti della disciplina” “l’allenamento costante non significa solo comprendere le tecniche, ma preparare la mente a capire il principio di armonia” E’ la parte piu’ tosta da realizzare, ma provate a fare vostri questi pensieri: …Quando siamo capaci di armonizzarci col nostro corpo e con il partner, siamo uniti ai movimenti dell’universo… …L’allenamento ci deve avvicinare alla natura… …Spesso crediamo di agire bene, ma non e’ vero perche’ viviamo in disarmonia e le nostre azioni sono lontane dalle forze dell’universo… …Questa armonia dobbiamo ricercarla anche solo per un’ora nella giornata e, se ci riusciamo, riavviciniamo l’umanita’… …Se pratico aikido con la ricerca di questa unione con le forze naturali, assorbiro’ maggiori energie e potro’ vivere piu’ intensamente… …Nascendo, ognuno possiede un certo grado di genialita’. Se non impariamo a sfruttarla, questa e’ destinata a deperire; con l’allenamento possiamo realizzarla… …Allenandoci ininterrottamente dimostriamo cio’ che di buono e’ in noi ed in questo la natura e l’universo ci aiutano… …Il fatto di essere in armonia con la natura allontana da me pensieri egoistici; attraverso me, altre persone riescono a prendere questa forza e cosi’ aiutero’ gli altri… …In aikido questa forza e’ rappresentata dal fluire del Ki, ma senza profondo allenamento non si riesce a dimostrare questo flusso; se le finalita’ del mio allenamento sono egoistiche, il progresso non ci sara’ o sara’ apparente… …Il vero allenamento dell’aikido consiste nel lavorare in unione alla natura e all’universo… …Ovunque nell’universo c’e’ un lavoro di energia; se riesco a vivere giustamente, allenandomi correttamente, dimostro di partecipare a questa armonia perche’ e’ in me… …Quando desideriamo qualche cosa di bene per gli altri, comunichiamo con le vibrazioni dell’universo: questo desiderio di bene e’ Amore… …L’aikido e’ stato elaborato da O’Sensei come ricerca di amore, quindi quando siamo sul tatami e’ come se pregassimo ed augurassimo del bene agli altri… …L’allenamento di aikido non prevede di competere con il partner, ma di pregare per lui e per il suo successo… …Praticando aikido si capisce l’altro e la vita umana, quando ci alleniamo non per combatterci, ma per aiutarci, la nostra vita si arricchira‘… …Non tutti capiscono questo, combattendo lo spirito della lotta si riversera’ nella vita quotidiana… …In aikido incontriamo molte persone che pensano diversamente, lavorare insieme rende possibile maggiore conoscenza e quindi maggiore armonia, cio’ e’ molto importante perche’ c’e’ uno scambio positivo di cose… …Io ho appreso da tanti e non sono in grado di ringraziarli per cio’ che mi hanno dato, ogni giorno nel mio studio volto alla natura scopro cose nuove; naturalmente queste cose sono gia’ state scoperte da altri, ma io le ho scoperte in modo autonomo, senza libri, ma con la pratica… …L’allenamento di oggi vissuto con voi e’ importante perche’ fa parte della mia storia: non tanto perche e’ irripetibile, ma perche’ vissuto ora…  A questo punto gli viene richiesto come applicare tali principi nella nostra societa’, incentrata sulla lotta all’egoismo: “Dovete ricordare che l’aikdo e’ nato dalla vita di Ueshiba . Egli diceva che imparava solo le cose buone e prestava attenzione alle cose positive . Ueshiba pensava Dio come Giustizia, Dio Giustizia informa l’aikido perche’ l’aikido e’ opera divina. I miei sentimenti e le

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