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Tributo al Maestro Pierre Chassang

“Inganna Morte“: e’ cosi’ che ti aveva chiamato il medico di famiglia di quel piccolo villaggio del Cantal dove sei nato, perche’ lo avevi preoccupato piu’ di una volta nella tua infanzia. Aveva ragione, tu hai giocato con la morte da quando sei nato, nel 1919, ma non era scritto che vincesse nei tuoi anni di gioventu’. Lei ha avuto l’ultima parola solo molto piu’ tardi, a fine aprile 2013.  Pierre, senza dubbio, tu mi avresti detto che le storie che si raccontano sono senza importanza perche’ ci distraggono dall’essenziale, ma se scrivo queste poche parole sulla tua vita e’ perche’ coloro che ti han conosciuto, da vicino o da lontano, non abbiano come loro ultimo ricordo la freddezza e la tristezza di un annuncio funebre. Eravate migliaia nel campo militare. Aprendo le porte alle truppe tedesche all’inizio del giugno 1940, il colonnello ha salvato da una morte inutile tutte le sue giovani reclute. Tra queste migliaia tre hanno resistito, due per riunirsi alle loro famiglie, e tu che ti rendevi confusamente conto che non dovevi restare [che qualche cosa doveva essere fatto ,ndt.]. Non avevi alcun piano, il generale de Gaulle non aveva ancora lanciato il suo appello del 18 giugno e ti sei semplicemente lasciato guidare dal cuore. L’azione puo’ anche essere folle ma se e’ giusta il Cielo e la Terra si uniscono per dare all’uomo cio’ che gli serve. Il destino ha quindi preso le sembianze di una donna canadese che viaggiava nella sua auto verso Saint-Jean-de-Luz, nella speranza di imbarcarsi sulle navi che evacuavano l’esercito polacco verso l’Inghilterra. I polacchi ti hanno prestato un’uniforme, una famiglia, ed e’ con un aquila sul cappello, con una donna per mano, un bambino tra le braccia, che sei diventato un disertore, senza aprire bocca, tra due file di Guardie civili francesi, sulla stessa nave di Maurice Schumann.A 21 anni si e’ fiduciosi nella propria buona stella. Hai sperimentato i bombardamenti non nei ripari antibomba, ma sui tetti degli edifici di Londra. Lo spettacolo era grandioso, e tu hai sempre spiegato a chi ti voleva ascoltare che una bomba lanciata da cosi’ in alto aveva poche possibilita’ di raggiungere un cosi’ minuscolo obiettivo come te in quella immensa citta’. Una mattina, il proprietario di un pub, aveva appeso un cartello sulla spina della birra rimasta miracolosamente intatta in mezzo ad un tetto e alle pareti sventrate: “Aperto come al solito”. Combattivita’ britannica per la quale avevi rispetto e che era simile alla tua. Mi hai detto spesso, che cio’ che conta e’ “tenere duro”. “Tenere”, non e’ facile: dopo la firma dell’armistizio, la maggior parte dei Francesi che erano andati in Inghilterra torno’ in Francia,”dal momento che la situazione si era normalizzata”. A Giardini Carlton, la sede delle Forze francesi libere, hai fatto del tuo meglio per trattenerli: “la Francia e’ sempre occupata”!, ma alla fine sei restato solo con una manciata di compagni con il generale de Gaulle. Poi e’ arrivato il tuo arruolamento nella prima divisione francese libera, la Tunisia, la lunga guerra in Nord Africa, di fronte c’era Rommel, l’Afrika Korps, il deserto, avversari reali. Il governo di Vichy aveva condannato a morte, per tradimento, tutti i compagni delle Forze francesi libere ed allora, nel 1943 con il Corpo di Spedizione Francese, sei sbarcato a Napoli cantando “Maresciallo, eccoci” con lo spirito di quella gioventu’ insolente che aveva accettato di morire. Sulla jeep che guidavi durante la battaglia del Garigliano, hai sbagliato strada e sei entrato a Roma abbandonata dai Tedeschi, e questo fa di te il primo soldato alleato ad essere entrato nella citta’ Eterna e ad averla liberata poco prima dell’arrivo del Generale Juin. Mi hai raccontato questo aneddoto ridendo come se fosse una cosa banale, un giorno in cui l’Aikido ci aveva condotto in Lazio, come se il ritorno in un luogo del passato avesse riportato a galla ricordi sommersi. Il passato impedisce a certuni di vivere il presente ma tu non facevi parte di loro; tu dicevi semplicemente di vivere nel tempo [di vivere qui e ora, nella versione inglese, ndt.]. E’ per questo che sei restato giovane fino alla fine. Lo sbarco in Provenza ti ha portato a Cannes, al suo stile di vita rilassato che ti ha sedotto prima di attraversare la Francia sino a Franche-Compte’ per liberare Belfort. Che viaggio, Pierre, in un tempo in cui il coraggio e l’impegno sono mancati a tanti uomini! E posso attestare tutta la moderazione e la modestia con cui tu hai evocato quei momenti. Non hai mai provato a fare il vanaglorioso. Tutto cio’ che hai fatto ti sembrava cosi’ naturale che non ti e’ nemmeno passata per la testa l’idea di rivendicare l’indennita’ di guerra che ti spettava per le lesioni ricevute. Era solo lo stato del mondo … ed eri tu, non c’era piu’ nulla da dire. Dopo cinque anni di prove e sofferenza, siete stati smobilitati con una liquidazione di 30 franchi, la tua Colt 45 e i ringraziamenti della Nazione. Il dopoguerra fu Parigi e la sua magia. Una vita tra gli artisti e tutto cio’ che poteva permettere di far dimenticare la crudele ed inutile stupidita’ degli uomini. Bagni di champagne, o se si vuole, il riposo del guerriero. Ricordo di come eri solito parlare di Piaf, e quale fu il tuo dispiacere quando hai appreso della morte di Montand. Sei restato lontano dalla guerra in Algeria. A Lione, alla fine del 1944, la Divisione ha separato i soldati bianchi dai neri per andare al Nord, ma tu sapevi bene che e’ stato proprio davanti alle mitragliatrici Marocchine, Tunisine e Senegalesi che le truppe d’elite della Wehrmacht si sono ritirate da Monte Cassino e da tutta l’Italia. Questi uomini, tuoi fratelli d’armi, alcuni dei quali sono morti tra le tue braccia, e che ti hanno forse salvato la vita, in nome di cosa saresti andato ad ucciderli nel loro paese d’origine? E’ alla fine di questo periodo parigino che ti ha toccato l’Aikido. Poteva trovare terreno piu’

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Pensieri di O’Sensei Morihei Ueshiba

Per praticare l’Aikido correttamente, e’ necessario: Calmare lo spirito e tornare alla fonte dell’energia. Purificare il corpo e lo spirito, eliminando ogni malizia, egoismo, e desiderio. La lealta’ e la devozione portano al coraggio. Il coraggio conduce allo spirito di sacrificio. Lo spirito di sacrificio crea fiducia nel potere dell’amore. Il Budo non e’ un mezzo per abbattere l’avversario con la forza o con armi letali. Ne’ e’ destinato a condurre il mondo alla distruzione con le armi e altri mezzi illegittimi. Il vero Budo richiede di portare l’energia interiore dell’universo in ordine, proteggere la pace del mondo, cosi’ come la conservazione, tutto in natura nella sua forma giusta. Se il tuo avversario cerca di tirare te, lascialo tirare. Non tirare contro di lui, ma all’unisono con lui. L’Aikido non si basa su armi o forza bruta per avere successo; dobbiamo metterci in sintonia con l’universo, mantenendo la pace nei nostri regni, nutrendo la vita e prevenendo la morte e la distruzione. Il vero significato del termine samurai e’ “colui che serve e aderisce al potere dell’amore”. Promuovi lo spirito guerriero mentre presta servizio nel mondo; illumina il percorso in base alla tua luce interiore. Anche se il nostro percorso e’ completamente diverso dalle arti guerriere del passato, non e’ necessario abbandonare totalmente i vecchi metodi. Assorbiamo venerabili tradizioni in questa arte vestendole di nuovi abiti freschi e ci basiamo sugli stili classici per creare forme migliori. Giorno dopo giorno allena il tuo cuore, affinando la tua tecnica: utilizza il singolo per colpire i molti! Questa e’ la disciplina del Guerriero. La Via del Guerriero non puo’ essere compresa a parole o in lettere: cogli l’essenza e vai avanti verso la realizzazione! L’obiettivo dell’allenamento e’ di fissare i difetti, rafforzando il corpo e pulendo lo spirito Il ferro e’ pieno di impurita’ che lo indeboliscono; attraverso il fuoco della forgiatura, diventa acciaio e si trasforma in una spada tagliente. Gli esseri umani si sviluppano nello stesso modo. Gli istruttori possono impartire solo una frazione dell’insegnamento. E’ attraverso la propria pratica devota che i misteri dell’Aikido prendono vita. La Via del Guerriero e’ basata sull’umanita’, l’amore e la sincerita’; il cuore di valore marziale e’ vero coraggio, saggezza, amore e amicizia. L’enfasi sugli aspetti fisici del guerriero e’ inutile, perche’ la forza del corpo e’ sempre limitata. Un vero guerriero e’ sempre armato di tre cose: la raggiante spada della pacificazione; lo specchio di coraggio, saggezza, e amicizia; il prezioso gioiello dell’illuminazione. L’Aikido e’ il principio di non-resistenza. Perche’ e’ non-resistente, e’ vittorioso fin dall’inizio. Quelli con cattive intenzioni o pensieri controversi sono immediatamente vinti. L’Aikido e’ invincibile perche’ si scontra con niente. Non ci sono competizioni nell’Aikido. Un vero guerriero e’ invincibile perche’ lui o lei si scontra con niente. Sconfitta significa sconfiggere la mente della contesa che ci portiamo dentro. Ferire un avversario e’ come ferire se stessi. Controllare l’aggressivita’ senza ferire qualcuno e’ Aikido. Il guerriero completamente risvegliato puo’ liberamente utilizzare tutti gli elementi contenuti in cielo e in terra. Il vero guerriero impara a percepire correttamente l’attivita’ dell’universo e come trasformare le tecniche marziali in veicoli di purezza, bonta’ e bellezza. La mente e il corpo di un guerriero devono essere permeati di saggezza illuminata e profonda calma. E’ necessario sviluppare una strategia che utilizza tutte le condizioni fisiche e gli elementi che sono direttamente a portata di mano. La migliore strategia si basa su un insieme illimitato di risposte. Un buon atteggiamento e una buona postura riflettono un corretto stato d’animo. La chiave per una buona tecnica e’ quella di mantenere mani, piedi e fianchi dritti e centrati. Se siete centrati, e’ possibile muoversi liberamente. Il centro fisico e’ la pancia; se anche la vostra mente si trova li, si ha la certezza della vittoria in ogni impresa. Spostarsi come un raggio di luce: volare come un fulmine, colpire come un tuono, roteare intorno ad un centro stabile. Le tecniche impiegano quattro qualita’ che riflettono la natura del nostro mondo. A seconda delle circostanze, si dovrebbe essere: duro come un diamante, flessibile come un salice, morbido e fluente come l’acqua, o vuoto come lo spazio. Se il tuo avversario colpisce con il fuoco, tu contrasta con l’acqua, diventando completamente fluido e fluente. L’acqua, per sua natura, non si scontra o collide contro qualsiasi cosa. Al contrario, esso inghiotte qualsiasi attacco innocuamente. Le tecniche dell’Aikido non sono ne’ veloci ne’ lente, ne’ sono all’interno o all’esterno. Esse trascendono il tempo e lo spazio. Quando un avversario si fa avanti, muoviti e ringrazialo; se si vuole tirare indietro, lascialo andare per la sua strada. Il corpo dovrebbe essere triangolare, la mente circolare. Il triangolo rappresenta la generazione di energia ed e’ la postura fisica piu’ stabile. Il cerchio simboleggia la serenita’ e la perfezione, la fonte delle tecniche illimitate. Il quadrato e’ sinonimo di solidita’, la base del controllo applicato. Cerca sempre di essere in comunione con il cielo e la terra; allora il mondo apparira’ nella sua vera luce. La presunzione svanira’ e si puo’ mescolare con qualsiasi attacco. Se il tuo cuore e’ grande abbastanza per avvolgere i tuoi avversari, si puo’ vedere diretti attraverso di loro ed evitare i loro attacchi. E una volta che li si avvolge, si sara’ in grado di guidarli lungo il percorso indicato per te dal cielo e dalla terra. Libero dalle debolezza, ignora gli attacchi affilati dei tuoi nemici: intervieni e agisci! Non guardare questo mondo con paura e disgusto. Affronta coraggiosamente qualunque cosa gli dei ti offrano. La vita stessa e’ sempre una prova. In allenamento, e’ necessario testare e perfezionare se stessi per affrontare le grandi sfide della vita. Trascendi il regno della vita e della morte, e allora sarai in grado di affrontare il tuo cammino con calma e sicurezza attraverso qualsiasi crisi con le quali ti dovrai confrontare. Sii grato anche per le difficolta’, battute d’arresto, e le persone cattive. Trattare con tali ostacoli e’ una parte essenziale della formazione in Aikido. Il fallimento e’

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la nascita degli “amicidellaikido”

L’associazione “Amici dell’Aikido” offre a tutti, indipendentemente dall’eta’, la possibilita’ di avvicinarsi ad una pratica marziale denominata Aikido. La pratica di questa disciplina permette di studiare una cultura diversa  dalla nostra, dove per “nostra” intendiamo la cultura greco-latina. L’Aikido infatti e’ una recente “Via” Marziale giapponese sviluppata da Morihei Ueshiba nella meta’ del 1900 il cui nome e’ costituito da tre pittogrammi che non erano mai stati uniti per essere utilizzati insieme prima di allora: Ai unione-unire, Ki soffio-energia, Do via-cammino-metodo. Non diamo una definizione (atto caratteristico dell’occidente), in quanto definire secondo il pensiero cinese e giapponese significa limitare mentre preferiamo lasciare aperto al lettore ogni possibile, lasciar circolare, far passare l’intelligibile e farlo decantare per riassaporarlo nuovamente. Consideriamo quindi l’Aikido come un ponte che collega Giappone e Italia e che attraverso il suo approccio permette di affrontare e mettere in movimento non solo il nostro corpo ma anche il nostro pensiero. La sfida iniziale, in quanto disciplina marziale, sembra quella di imparare come far si che una persona debole vinca (o meglio gestisca) una o piu’ persone forti. La sfida successiva sembra quella di imparare a vivere a proposito (felice espressione di Montaigne). Diciamo “sembra”, in quanto sebbene l’Aikido sia sbarcato in Europa negli anni Cinquanta, non siamo ancora certi di quali risorse metta a disposizione, non solo per le diverse interpretazioni che i singoli insegnanti danno, ma, soprattutto, per il pregiudizio etnocentrico che ci attanaglia. Per superare questa empasse, troviamo interessante il “cantiere” aperto dal filosofo e sinologo Francois Jullien che usa lo “scarto”  fra pensiero cinese e occidentale come strategia per pensare (far emergere) l’impensato del nostro pensiero. L’Aikido, in quanto disciplina fisica e marziale, offre proprio per queste sue peculiarita’, inesauribili opportunita’ per sperimentare l’efficienza di un approccio strategico e, anzi, permette di cominciare a praticare e studiare proprio la strategia, mettendo in parallelo, ad esempio, l’arte della guerra vista dall’Occidente e quella vista dal Giappone o dalla Cina. Permette di offrire spunti per studiare le coerenza di un approccio alle relazioni, indiretto piuttosto che diretto. Gli utensili che l’Aikido offre per stimolare sia il corpo sia il pensiero, sono gli esercizi fisici a corpo libero, gli esercizi con armi ( bastone, coltello, spada) praticati individualmente o a coppie o in gruppi, in palestra o all’aperto e i messaggi del fondatore e dei suoi allievi. Prima ancora di parlare di esercizi ci sembra utile parlare di “basi/fondamenta” ossia quegli elementi, in parte comuni a tutte le discipline marziali, in parte specifici dell’Aikido che, una volta padroneggiati, permettono lo sviluppo delle 10.000 forme (10.000 in Giappone e Cina indica infinito) e, al di fuori della palestra (in realta’ il termine adeguato e’ Dojo, che ha un significato molto piu’ ampio di quello evocato da “palestra”), un approccio strategicamente disponibile alle relazioni, una particolare efficienza del vivere quotidiano. Fra le varie attivita’ che l”associazione “AmicidellAikido” ha condotto sul territorio, ricordiamo la pluriennale collaborazione con l’Istituto Tecnico G. Oberdan, i numerosi raduni internazionali, i seminari sulla gestione dei rapporti di forza, sul bullismo, sulla violenza, sulla strategia e l’avviamento dei propri corsi non solo a Treviglio ma anche a Caravaggio, Pontirolo Nuovo, Saronno, Imperia. Nel 2016 inaugureremo anche il nuovo corso dedicato a bambini e ragazzi . Non volendo indurre all’esotismo, non abbiamo l’abitudine di usare parole giapponesi durante i corsi; tuttavia per motivi di marketing faremo uno strappo alle nostre abitudini specificando quali sono le “basi-fondamenta” secondo N.Tamura Sensei: shisei, kokyu, kamae, ma ai, irimi, tenkan, ura-omote, tai sabaki, atemi, kokyu ryoku. Ecco invece i metodi di allenamento : hitori-geiko, ippan-geiko, futsu-geiko, uchikomi-geiko, hikitate-geiko, gokaku-geiko, kakari-geiko, jyu-geiko, mitori-geiko, yagai-geiko (cfr. N.Tamura, Aikido-Etiquettes et Trasmission). Tra i vari messaggi lasciati dal fondatore dell’Aikido abbiamo scelto il seguente per invitarvi ad unirvi a noi: “Non si tratta di correggere gli uomini, ma di correggere il proprio cuore, questo e’ l’Aikido” . Origine: quel fondo indifferenziato tra il c’e’ e il non c’e’ da cui sgorgano le 10.000 tecniche (parlando di arti marziali). Allenarsi nella strategia della disponibilita’ guida e conduce quindi all’armonia intesa come regolazione spontanea delle trasformazioni che avvengono durante l’allenamento. Analoghe considerazioni (con le dovute cautele) si potranno applicare alla vita di tutti i giorni. “Amicidellaikido”

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il MU

 MU Indica la privazione di qualche cosa, una negativita’, l’inesistente, e’ sempre collegato con dei termini che specificano quale sia questa mancanza. Puo’ essere confuso con il termine Kara (vuoto del karate, spesso interpretato come mani vuote, anche se, nell’intenzione di Funakoshi l’interpretazione corretta sarebbe quella di lavorare per realizzare il vuoto (Mu), infatti nella filosofia cinese kara indica anche infinto. Il buddismo, prima ancora del taoismo ha fatto del concetto di Sunyata (vacuita’) il cardine della sua filosofia dando grande enfasi al concetto di Mu come vuoto, nulla ,non esistenza di cose, evidenziandolo come una esperienza che puo’ essere percepita tramite la meditazione. PerTakuan Soho il nulla e’ una condizione psicologica che puo’ operare positivamente liberandoci dai preconcetti. Oggi sappiamo che il vuoto assoluto non esiste (pensiamo all’esistenza dei campi gravitazionali). Il buddismo afferma che il modo di pensare dualistico impedisce di conoscere la realta’, solo superando questo si torna all’unita indifferenziata che e’il Tao, e cio’ e’ quando si cerca di realizzare con la pratica dell’aikido. Il libro di Lao Tzu e’ di fondamento per la pratica delle arti marziali e ci illustra con semplicita’ il concetto di vuoto: i raggi della ruota non servono se non c’e’ il mozzo vuoto, il vaso del vasaio e’ inutile se non c’e’ il vuoto, la casa e’ inutile se non c’e’ il vuoto della porta .Nel Tao si dice che non lottando posso vincere se agisco secondo la natura, ma per farlo devo svuotarmi, fare il vuoto e farlo agire in vece mia. Lo Zen ha dato importanza all’idea di vuoto come esperienza pratica che ha intriso tutte le arti giapponesi, per esempio nella cerimonia del Chanoyu dove vuoto reale (il giardino asimmetrico, il sentiero, la piccola sala) si coniuga con quello mentale favorito dalle azioni dell’officiante e dall’immersione in un ambiente essenziale e vuoto da ogni elemento di distrazione: la tazza di te’ che va svuotata e’ una metafora della mente umana che deve liberarsi dai pensieri per poterne accogliere di nuovi; oppure nel Sumie ove l’alternarsi dei chiaroscuri dell’inchiostro nero sulla carta bianca evidenziano gli spazi vuoti ci portano a dimenticare il significato dei simboli rappresentati e penetrare in una diversa realta’. Al fine di ritrovare quella mente originaria di cui parlano i saggi e’ quindi necessario fare il vuoto delle cose inutili e questo si raggiunge attraverso uno stato di silenzio interiore che non segua i pensieri condizionati con una corretta respirazione e l’immobilita’ (meditazione). Enso E’ un cerchio con un colpo di pennello. Il cerchio rappresenta nel vuoto la pienezza, la potenzialita’ del tutto e rappresenta il vero essere, si dipinge con il vuoto mentale e rappresenta l’armonia per quanto fatto con mano imperfetta. L’enso non e’ chiuso perche’ si apre allo spazio infinito ed e’ simbolo dell’Aikido; pensiamo alle parole di O’ Sensei. Muko Non forma, non intenzione, non dubbi mentali. Mu gamae Non guardia, postura. Mu nen Libero da pensieri, senza false idee e pensieri. Alan Watts lo interpreta come una specie di non attaccamento ai pensieri pratici. Cosicche’ la mente puo’ rispondere con naturalezza alle necessita’ del momento. Mu gen  Infinito, illimitato, non ristretto. Muga – Mushin Stato di non mente vale a dire senza pensieri, e senza paura di perdere l’ego durante il combattimento; il primo si riferisce alla privazione de se’ e dell’ego, disinteresse per il personale vantaggio, quindi ha un aspetto di natura fisica, il secondo riguarda l’aspetto puramente mentale WU WEI In giapponese conosciuto come Mui, termine tipicamente taoista, indica il non fare, lasciare che le cose avvengano spontaneamente senza forzature; se si esercita una volonta’ si interrompe l’armonia esistente; da qui l’idea di evitare tutte le azioni inutili. Letture di approfondimento Hisamasu Shin’ichi: “La pienezza del nulla” (ed.Il Melangolo Genova)  Takuan Soho: “Lo zen e l’arte della spada” (ed.Mondadori) Gianfranco Pasqualotto:  “Estetica del vuoto” (ed.Marsilio VE)  Suzuki Daisetsu: Francois Jullien: “La grande immagine non ha forma” (ed.Angelo Colla) Alan Watts: “La via dello Zen” (ed.Feltrinelli) Edward Conze: “Sutra del diamante, Sutra del cuore (ed.Ubaldini Roma)

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L’importanza della pratica

 La passata stagione ha visto la defezione di un vecchio allievo che pensa di non aver piu’ bisogno di “maestri” e quindi gestira’ il suo aikido come vorra’, secondo le sue personali convinzioni. In Aprile saranno sessanta anni che calco i tatami ed ho assistito negli anni a moltissimi fatti simili, che mi fanno capire che la comprensione dell’aikido sia come pratica fisica che spirituale e’ molto difficile da realizzare. Cosi’ con queste riflessioni torno sull’argomento riguardante la filosofia ed i principi dell’aikido, che in parte sono sviluppati nel libro “Aikido tradizionale Tadashi abe” che forse vedra’ la luce. Poiche’ le mie parole non sono sufficientemente profonde, ho deciso di porgervi alcune riflessioni del maestro Toshikatsu Ichimura: egli amava, al termine delle lezioni, affrontare gli spinosi argomenti sull’ etica dell’aikido. Sesto dan di aikido, sesto di iaido ed allievo del maestro Nishio, Sensei Ichimura era stato inviato nei Paesi scandinavi a meta’ degli anni sessanta. Amico del maestro Hosokawa, lo accompagno’ per un certo tempo nei vari stage in Italia, cosi’ ebbi modo di conoscerlo. Il suo era un aikido potente e dinamico, molto bello, ma anche una novita’ per noi. La mia consuetudine a trascrivere tutto quello che i maestri facevano o dicevano mi permette oggi di fornirvi uno stralcio dei sui pensieri circa il significato della pratica. Sperando di essere di aiuto eccovi frasi che spero vi facciano riflettere: “l’aikido necessita di assidua pratica per afferrarne l’essenza” “corpo e mente sono una unita’, bisogna che ambedue comprendano” “in aikido ci sono molte verita’ nascoste e profonde, per comprenderle e’ necessaria la pratica che fa da intermediaria; per questo e’ indispensabile un buon istruttore che sia il tramite tra noi e la profondita’ dell’aikido” “dobbiamo cercare di allenarci il piu’ possibile, altrimenti si fa poca strada; e’ difficile togliere le cattive abitudini: movimenti, posizioni, ecc. e noi dobbiamo andare avanti oltre l’errore! e questo sforzo lo dobbiamo trasferire nella vita quotidiana” “la pratica delle forme di base si riflette su tutte le altre, cosi’ padroneggiandole miglioreremo anche le altre; ecco l’importanza delle basi che rendono possibile il perfezionamento di molte tecniche” “nello studio delle tecniche si giunge ad un muro che ci rende difficile la vita: dobbiamo rompere quel muro sconfiggendo la fatica, il male, l’indolenza, ecc.” “se volete progredire in aikido dovete elevare la vostra vita, avviandola in senso giusto e retto, cosi’ facendo vita e aikido progrediscono; cio’ e’ estremamente difficile ma la mia esperienza mi conferma che e’ la via giusta” “naturalmente il maestro non puo’ realizzare per voi il progresso: siete solamente voi che, seguendo le sue indicazioni, dovete realizzarlo da soli”  “se l’allievo non segue le indicazioni, non potra’ migliorare nemmeno con il migliore dei maestri” “e’ indispensabile non scoraggiarsi perche’ alcuni progrediscono subito, altri piu’ lentamente..ma e’ importante provare continuamente per scoprire gli aspetti nascosti della disciplina” “l’allenamento costante non significa solo comprendere le tecniche, ma preparare la mente a capire il principio di armonia” E’ la parte piu’ tosta da realizzare, ma provate a fare vostri questi pensieri: …Quando siamo capaci di armonizzarci col nostro corpo e con il partner, siamo uniti ai movimenti dell’universo… …L’allenamento ci deve avvicinare alla natura… …Spesso crediamo di agire bene, ma non e’ vero perche’ viviamo in disarmonia e le nostre azioni sono lontane dalle forze dell’universo… …Questa armonia dobbiamo ricercarla anche solo per un’ora nella giornata e, se ci riusciamo, riavviciniamo l’umanita’… …Se pratico aikido con la ricerca di questa unione con le forze naturali, assorbiro’ maggiori energie e potro’ vivere piu’ intensamente… …Nascendo, ognuno possiede un certo grado di genialita’. Se non impariamo a sfruttarla, questa e’ destinata a deperire; con l’allenamento possiamo realizzarla… …Allenandoci ininterrottamente dimostriamo cio’ che di buono e’ in noi ed in questo la natura e l’universo ci aiutano… …Il fatto di essere in armonia con la natura allontana da me pensieri egoistici; attraverso me, altre persone riescono a prendere questa forza e cosi’ aiutero’ gli altri… …In aikido questa forza e’ rappresentata dal fluire del Ki, ma senza profondo allenamento non si riesce a dimostrare questo flusso; se le finalita’ del mio allenamento sono egoistiche, il progresso non ci sara’ o sara’ apparente… …Il vero allenamento dell’aikido consiste nel lavorare in unione alla natura e all’universo… …Ovunque nell’universo c’e’ un lavoro di energia; se riesco a vivere giustamente, allenandomi correttamente, dimostro di partecipare a questa armonia perche’ e’ in me… …Quando desideriamo qualche cosa di bene per gli altri, comunichiamo con le vibrazioni dell’universo: questo desiderio di bene e’ Amore… …L’aikido e’ stato elaborato da O’Sensei come ricerca di amore, quindi quando siamo sul tatami e’ come se pregassimo ed augurassimo del bene agli altri… …L’allenamento di aikido non prevede di competere con il partner, ma di pregare per lui e per il suo successo… …Praticando aikido si capisce l’altro e la vita umana, quando ci alleniamo non per combatterci, ma per aiutarci, la nostra vita si arricchira‘… …Non tutti capiscono questo, combattendo lo spirito della lotta si riversera’ nella vita quotidiana… …In aikido incontriamo molte persone che pensano diversamente, lavorare insieme rende possibile maggiore conoscenza e quindi maggiore armonia, cio’ e’ molto importante perche’ c’e’ uno scambio positivo di cose… …Io ho appreso da tanti e non sono in grado di ringraziarli per cio’ che mi hanno dato, ogni giorno nel mio studio volto alla natura scopro cose nuove; naturalmente queste cose sono gia’ state scoperte da altri, ma io le ho scoperte in modo autonomo, senza libri, ma con la pratica… …L’allenamento di oggi vissuto con voi e’ importante perche’ fa parte della mia storia: non tanto perche e’ irripetibile, ma perche’ vissuto ora…  A questo punto gli viene richiesto come applicare tali principi nella nostra societa’, incentrata sulla lotta all’egoismo: “Dovete ricordare che l’aikdo e’ nato dalla vita di Ueshiba . Egli diceva che imparava solo le cose buone e prestava attenzione alle cose positive . Ueshiba pensava Dio come Giustizia, Dio Giustizia informa l’aikido perche’ l’aikido e’ opera divina. I miei sentimenti e le

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“Masakatsu Agatsu Katsuhayabi” (La Vera Vittoria)

“Masakatsu Agatsu Katsuhayabi” e’ il motto dell’Aikido: MASA significa “vero, giusto, diritto”, KATSU e’ “vittoria, trionfo, successo”, A significa “se’ stesso”, pertanto la prima meta’ della frase puo’ essere tradotta letteralmente come: “la vera vittoria e’ la vittoria su se’ stessi” Altre possibili interpretazioni di “Masakatsu Agatsu Katsuhayabi” possono essere: “coraggio che non arretra, associato a sforzo che non indebolisce” “soggioga la tua natura inferiore e sempre risulterai vincitore” “la verita’ ti liberera’ dai timori e dai dubbi su te stesso” HAYA vuol dire “rapido, pronto, dinamico”, mentre BI e’ “sole, giorno, luce” Una traduzione letterale di “katsuhayabi” (in alternativa pronunciato “kachihayahi”) dovrebbe essere “Giorno (Tempo) di Rapida Vittoria ! In aggiunta, questa espressione significa: “Raggiungimento di molteplici obiettivi tutti in una volta” “Condizione dell’essere che trascende tempo e spazio” “Ogni attimo ed ogni movimento, vitali e brillanti!” Infine, chiunque segua il Sentiero dell’Aikido deve dare la sua interpretazione di questo motto. Ecco due doka di Morihei Ueshiba su “Masakatsu Agatsu Katsuhayabi“: “La vera vittoria e’ la vittoria su se stessi ! Mettiti in armonia con il cuore delle cose E trova il diritto alla salvezza Entro il tuo corpo e la tua anima !” “Contemplando questo mondo A volte mi sfugge un lamento ma poi continuo la mia battaglia immergendomi nella luca vorticosa rendendo piu’ vicino il Giorno della rapida vittoria !”

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La Katana

Trattare delle armi d’oriente, anche se limitata a quelle giapponesi, e’ un compito difficile per la vastita’ dell’argomento che esula gli scopi di una conferenza. Oggetto di questa chiacchierata sara’ la spada giapponese, quella usata dai Samurai. Questa arma e’ stata sottoposta a tanti studi che ne evidenziano le caratteristiche tecniche, metallurgiche, artistiche, simboliche e solo gli esperti possono evidenziarne gli aspetti. Parlare della  Katana  significa evocare realta’ e leggenda, circondati da una nebbia ove eroi, dei, cavalieri, amore, guerra, poesia ed arte si muovono senza fine. La Katana e’ stata considerata il simbolo del Giappone tradizionale e il fondamento del Bushido, durato oltre un millennio. La spada nasce con lo stesso popolo giapponese; il piu’ antico testo del paese narra che il principe Yamato la trovo’ nelle coda di un drago  e, con la collana e lo specchio, costituiscono il tesoro sacro del Giappone . A numerose lame furono attribuiti nomi di divinita’ e vennero usate per riti religiosi dallo Scintiosmo, forse perche’ possedevano tre caratteristiche: purezza,rarita’, valore. Da sempre e fino al 1876, anno in cui l’imperatore Meji ne proibisce l’uso in pubblico, la spada e’ stata tramandata di generazione in generazione come massima eredita’ familiare. Origine Le piu’ antiche spade, quelle risalenti all’eta’ del bronzo, sono corte e simili alle daghe romane; con l’eta’ del ferro iniziano ad assumere la forma attuale passando dalla lama diritta con i bordi taglienti, a quella curva con un solo filo. L’origine e’ chiaramente cinese, come indicano i nomi (chien = due bordi e tao=un bordo), che sono all’origine di ken e to che divenne katana . Nel periodo Heian (794-1191), la lama inizia a curvarsi e il metallo diviene acciaio, la leggenda narra che fu creata tagliando in due la spada cinese. Nell’epoca successiva Kamakura (1192-1336) c’e’ l’invasione mongola e la produzione di armi viene enormemente sviluppata; nascono in questo periodo le armi piu’ prestigiose mai realizzate: Sagami, Bizen, Masamune. Esistono diverse lunghezze per la lama, normalmente il samurai indossava il daisho, una katana e una wakizashi, portati sul lato sinistro; erano riposte in fodere shirazaia o in scatole di lacca riccamente decorate. Inoltre esistono una quantita’ di pugnali la cui fattura spesso supera per bellezza e ricchezza le katane stesse: tanto, auchuchi, kozuka (questi ultimi posti nella guardia della katana, utilizzati per il lancio o quale ultimo mezzo di difesa). Si distinguono quattro tipi storici: Spada antica.:a lama diritta di derivazione cino-coreana CHOKUTO, male temperata (900) Spada vecchia: 900-1530 KOTO, nata con il clan dei samurai che ne fecero l’arma piu’ micidiale nei combattimenti a breve distanza. E’ il perido delle lame migliori e di fabbri piu’ abili.  Spada nuova: (1530-1867) SHINTO ove le spade perdono la loro funzionalita’ in favore di una maggiore bellezza artistica a causa dell’introduzione delle armi da fuoco e relativa pace. Spada moderna dopo il 1868 SHIN SHINTO ove i fabbri, grazie anche agli acciai moderni fabbricano ottime lame , mantenendo la forgiatura tradizionale forgiatura.  Nel medioevo giapponese la figura del fabbro veniva, per importanza, subito dopo i nobili ed i samurai. Questi artigiani conducevano una vita austera, prima di fare una spada si purificavano (misogi) e pregavano per invitare gli dei a proteggere il portatore; in breve dedicavano la loro vita al fine di realizzare l’arma piu’ perfetta. Con i secoli la loro abilita’ raggiunse vette ineguagliate: le caratteristiche delle lame si fecero sempre piu’ perfette: il filo piu’ affilato, il problema della durezza dell’acciaio che avrebbe potuto rompersi fu risolto mediante la fusione di strati metallici aventi durezze diverse, il peso si stabilizzo’ attorno al kilogrammo. Ogni famiglia di Daymo aveva i suoi esclusivi fabbri che si tramandavano le particolarita’ dell’arte in grande segreto. Sono molto rari i ricordi scritti per paura che fossero divulgati ad altri. La trasmissione era verbale, e quando anche si trovano indicazioni annotate, sono del tutto impossibili per tradurle in realta’ costruttiva. Cito alcuni esempi: ”Battete l’acciaio sino a che assuma il colore della luna quando spunto nel cielo di giugno” ”Dopo la forgiatura finale immergete la spada nell’acqua che ha la temperatura in febbraio” Per la tempra finale la lama era avvolta in una particolare terra refrattaria che assicurava la qualita’ dell’arma e donava il caratteristico disegno sul fianco della stessa. Poi era la volta del pulitore che doveva renderla liscia e lucente come uno specchio, questo lavoro richiedeva almeno due settimane, sfregando la lama con pietre a grana sempre piu’ fine, nel frattempo artisti incisori si dedicavano alla costruzione delle parti accessori e delle decorazioni. Ancora oggi una etichetta rigorosa impone di trattarla spada come un oggetto di culto: non la si deve guardare quando si sfodera o si inguaina, non la si tocca con le dita, non si respira verso di essa. Spada e religione     Un esempio dello stretto rapporto tra spada e religione si evidenzia con la famosa spada di Kusunaki Kunishige: e’ chiamata Bizen no Kuni Osafune Ju Kagemitsu , fa parte delle 500 lame tesoro nazionale giapponese. Questa spada ha in rilievo Kuri Kara (il dragone) sul fronte e Banji (caratteri san scritti) sul retro. Il dragone che si snoda sulla lama e’ il simbolo della setta esoterica buddista Shingon Mikkyo; il Kanji si legge Kanman e significa Acala che e’ una formula di incantesimo shingon. Il proprietario fu uno dei piu’ abili samurai della storia e credeva alla potenza della magia. Per penetrare nella comprensione di questi rapporti e’ necessario almeno sfiorare alcune caratteristiche che legano il samurai alla religione buddista. Il buddismo Mahayano dall’India, attraverso la Cina ove assorbi’ elementi della filosofia Tao e C’han, giunse in Giappone verso il 1200 e pervase tutta la cultura del popolo, specialmente la casta dei guerrieri, trovo’ nel ramo Zen gli elementi indispensabili al loro modo di pensare e vivere. Fondamento del pensiero del Budda e’ la legge dell’impermanenza e l’anelito a raggiungere lo stato di nirvana (nir = mancanza di passioni, desideri, agitazione, vana=l’insieme di questi), non come si pensa generalmente il nulla. Lo zen libero da speculazioni intellettuali, o da scritture sacre, indica il mezzo per raggiungere lo

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Il concetto di “JU” (stage giugno 2015)

Generalmente Ju e’ conosciuto come fondamento del judo e del jujitsu. Nell’aikido non se ne parla, difatti subito c’e’ stata meraviglia, ma al termine dello stage i partecipanti si sono resi conto della sua importanza nella pratica applicandosi nei vari esercizi proposti sia a corpo libero che con il bokken ed il tanto. Circa questi aspetti tecnici Andrea fara’ un esauriente riassunto di quanto e’ stato proposto. Da parte mia, con queste note vorrei fare una panoramica storica un po’ piu’ approfondita delle correlazioni tra i due rispetto quanto detto all’inizio dello stage. Il nostro dojo nasce dall’incontro con i maestri Tadashi Abe e Kenshiro Abbe; se i contatti con T.Abe sono stati saltuari, quelli con K.Abbe sono stati lunghi ed intensi, pertanto il mio pensiero di Aikido riflette le concezioni di ambedue i maestri. Judo ed aikido sono stretti parenti perche’ hanno in comune molti principi tecnici (intendo il judo delle origini e non quello agonistico olimpionico, e tralascio le diversita’ filosofiche, anche se quelle educative hanno aspetti consimili). Prima di addentrami nella spiegazione occorre chiarire il significato di JU, che come tutti i termini giapponesi puo’ significare una molteplicita’ di cose. La via piu’ semplice e’ l’osservazione del kanji, come e’ inteso nella pratica delle arti marziali. Il simbolo e’ composto da una parte superiore che rappresenta una lancia (alabarda) e una inferiore che indica un albero. Le varie traduzioni che si trovano indicano: soffice, adattabile, armonioso, gentile, flessibile, duttile, morbido ecc. ecc. ma questi significati devono essere applicati in un contesto che e’ quello delle arti marziali. Ju non significa fare delle tecniche gentili, delicate, deboli, bensi’ applicarle con pienezza di spirito ed efficienza, con il minimo dispendio di energia ed il massimo controllo e centralita’. Osservando dall’esterno una applicazione Ju, pare che tutto avvenga in modo facile, l’azione scorre fluida e non ci si rende conto di quanto lavoro e’ stato necessario per realizzarla. Tornando ai legami Judo / aikido, sappiamo che Kano e Ueshiba hanno frequentato le stesse scuole: Kito ryu e Tenshin ryu. La prima e’ pervasa dalla dottrina dello yin / yang (in-yo), famosa per le proiezioni, il concetto di ran (liberta’ di azione), per pratiche esoteriche legate allo Shingon (branca del buddismo) che lo stesso Ueshiba aveva profondamente studiato; lo stesso nome della scuola significa sorgere – yang elemento positivo(KI) e (TO) cadere – yin, elemento negativo. Questi due elementi regolano le possibilita’ di attuare tecniche secondo il principio JU NO RI ovvero principio della flessibilita’. Una frase sintetizza l’ideale della scuola: JU YOKU GO O SEI SURU cioe’ “la morbidezza controlla la forza”. Questa idea giunse alla scuola tramite il pensiero taoista, andate a leggere gli aforismi di Lao Tsu e troverete innumerevoli esempi sull’importanza della cedevolezza. La flessibilita’ vista e’ riferita all’aspetto tecnico su come in pratica si puo’ realizzare, ma c’e’ un aspetto (ura), nascosto, non visibile, che deve essere evidenziato: quello mentale. Se il corpo deve essere morbido, ancor di piu’ la mente, perche’ dalla sua flessibilita’ ad adeguarsi alle situazioni impreviste dipende il comando impartito ai muscoli per fronteggiare con un appropriato movimento la realta’ che si presenta. Questo era uno dei cardini del Kito Ryu: fare il corpo obbediente alla mente. Non e’ questo anche uno dei fondamenti dell’aikido? L’altra scuola che adotto’ il principio Ju e’ la Tenshin Shino’yo Ryu specializzata negli atemi nei punti scoperti dell’armatura, nelle forme di immobilizzazione e negli strangolamenti, con tecniche in suwari e tachi. Ha una storia molto complicata che si perde nella leggenda. Pare sia nata dagli studi del medico Akiyama, studente del monaco cinese Genpin che aveva portato in Giappone la lotta kenpo, che si diffuse nell’area di Nakasaki ove esistevano numerose scuole autoctone; quella di Akiyama e’ vicina a noi perche’ tra i suoi principi evidenzia la necessita’ di sviluppare il ki ed il ju, nato dall’osservazione dei rami del salice che scaricavano con elasticita’ il peso della neve dai rami, mentre alberi rigidi erano spezzati dallo stesso peso (Yoshin ryu, spirito del salice), che a sua volta origino’ la Tenshin Ryu ed ebbe stretti rapporti con l’aikijustsu della famiglia Takeda. Il principio JU YOKU GO O SEI SURU (la morbidezza controlla la forza) venne applicato con un’altra massima: se l’avversario viene accoglilo, quando va mandalo per la sua strada. Questi principi non li ritroviamo nel nell’aikido e nei kokyunage? Un kata della scuola: itutsu (dei 5 principi) trasmesso da Kano e ritenuto kuden, e’ identico ai movimenti dell’aikido (mi sembra di averlo fatto vedere, ma ne riparleremo). Il principio Ju era in praticamente applicato secondo una formula, anch’essa giunta in Giappone attraverso leggendarie avventure che dice semplicemente: go-go-ju, ni- hachi-ju: 5+5=10-2+8=10, lascio a voi il compito di decifrare il koan, ma e’ presente in tutte le tecniche dell’aikido. Ho accennato alla Kito Ryu ed alle scuole sviluppatesi attorno a Nakasaki attorno al 1600, in quell’area era profondamente studiato il pensiero della dottrina Neoconfuciana di Chu Shi che forni’ ai guerrieri di AIZU le basi dei principi YIN e YANG (in-yo) di cui e’ permeato l’aikido a seguito anche degli studi di OSensei con il Daito ryu di Takeda. Una riflessione che forse non avete mai fatto e’ che quando ci fu alla fine del 1800 la grande sfida tra il nuovo judo e le altre scuole di jujitsu, per vedere quale fosse la piu’ efficace: la parita’ tra i combattenti venne risolta con l’intervento di Shiro Saigo, antenato di Sokaku Takeda che avrebbe ereditato la trasmissione del Daito ryu, se per scrupoli di coscienza, dovendo decidere in quale delle due scuole proseguire gli studi, per non offendere i rispettivi mestri, si ritiro’ in un monastero divenendo un maestro di Kyudo (Tiro con l’arco). Ultima riflessione mi viene alla mente: e’ quella derivante dalla visita di Kano a Ueshiba nel 1930. Dopo l’incontro, il fondatore dell’Aikido accetta di dare lezioni di aikijutsu ai migliori allievi di Kano, tutti futuri decimi dan, e fortissimi judoka (Mochizuki-Nagaoka- Tomiki ecc). Mi chiedo, possibile che tra questi e gli

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Armonizzarsi con l’avversario attraverso l’Aikido

E’ detto che l’Aikido sia il mezzo di unione degli esseri umani mediante l’armoniosa convivenza, o la Via per raggiungere uno spirito di amore verso tutto cio’ che e’ creato. Trattandosi di arte marziale, vale a dire guerresca, nasce il problema di come sia possibile in pratica armonizzare il nostro spirito con quello di un avversario che ci aggredisce e rispondere con amore a tale aggressione. La pratica dell’Aikido permette di rispondere al quesito. La natura umana e’ incline alla soluzione dei contrasti mediante l’uso della forza; chi conosce il principio evangelico di “offrire l’altra guancia” sa quanto sia difficile realizzarlo nella vita quotidiana. Nel nostro subconscio l’istinto atavico della necessita’ di combattere per sopravvivere fluisce nel conscio, non appena ci sentiamo minacciati. Secondo il pensiero di Ueshiba Sensei, fondatore dell’Aikido, aiki trascende il puro livello tecnico-utilitaristico e si espande ed ingloba in se’ quello di armonia, di amore, di conciliazione per tutti gli esseri umani .  Amore-Armonia-Conciliazione-Aikido  La comprensione intellettuale di questo principio non ci garantisce pero’ la capacita’ di trasformarlo in realta’. Naturalmente la trasformazione necessaria al passaggio dalla forma jutsu, (vale a dire da un’idea di vita intesa a dominare un avversario), a quella di do (via di lavoro interiore), richiede un lungo studio e provoca innumerevoli cambiamenti nell’allievo, sino a farlo sembrare diverso dagli altri, come se vivesse in una dimensione diversa. In effetti, il praticante che riesce a vivere l’aiki e’ diverso perche’ e’ il frutto di una lunga e vittoriosa lotta con le innumerevoli carenze del proprio carattere . La nostra epoca da poco spazio alle cose dello spirito, ritenendo molto piu’ importanti il denaro, le armi, il prestigio, la forza e ci spinge alla ricerca di sempre maggiori beni esteriori in un groviglio inestricabile di insoddisfazioni e frustrazioni, che nascondono le cose semplici e vere della vita che sole possono dare la serenita’ L’aikido, accentuando l’importanza dell’armonia, dell’amore, della riconciliazione tra gli esseri umani, e’ una pratica rivoluzionaria che puo’ mettere in crisi alcune innaturali storture della nostra societa’ e propone un piu’ umano e semplice ideale di vita con la ricerca della verita’ dell’esistenza in noi. L’aikido di Ueshiba e’ un mezzo per riscoprire l’antica saggezza che faceva accettare all’uomo quanto la vita offre nella sua totalita’; il suo studio ci permette di condurre l’episodio dell’esistenza terrena con naturalezza e serenita’ senza che le incongruenze della societa’ in cui viviamo possano rompere l’equilibrio raggiunto, ma scorrano su di noi senza lasciare profonde ferite. I traguardi morali raggiungibili con la pratica dell’aikido sono validi per ogni nazione e cultura, perche’ sono valori universali: lottare con i difetti del proprio ego, vivere in semplicita’, avere una ricca vita interiore, essere generosi con chi e’ meno fortunato di noi, avere maggiore rispetto per la natura, sono qualita’ che oggi l’umanita’ deve ritrovare se non vuole cadere in un’involuzione. Ciascun essere umano, indipendentemente dalla matrice culturale e dalla nazionalita’, se riesce a vivere l’idea di aiki nella vita di ogni giorno, comprende che l’aikido, piu’ che un eccellente mezzo di difesa personale, e’ una scuola di autoperfezionamento. In questo senso il suo studio non ha fine e termina unicamente con l’esistenza del praticante. Il maestro Ueshiba, , inglobo’ nella sua arte le tecniche piu’ rappresentative delle varie scuole di bujutsu, comprese quelle che per la loro pericolosita’ erano state tralasciate da Jigoro Kano nel judo. Il suo infaticabile studio gli aveva permesso di fondere in una mirabile sintesi i concetti fondamentali delle varie scuole che tutte superava per completezza ed efficacia quale mezzo di combattimento. Sarebbe potuto divenire una nuova arte marziale o uno sport, ma egli supero’ questi limiti. La novita’ della sua intuizione risiede non tanto nella diversita’ nelle tecniche o negli allenamenti per padroneggiarle, quanto nell’attuazione pratica del principio aiki, nella capacita’ di armonizzare i propri movimenti con quelli dell’aggressore, indipendentemente dalla sua velocita’ e forza. L’essere riuscito a realizzare materialmente tale principio, da sempre teorizzato ed auspicato dai maestri delle scuole di budo, e l’avere creato un sistema che permette a tutti di realizzarlo, fa del maestro Ueshiba il genio delle arti marziali. Il suo valore non si arresta pero’ all’aspetto della pratica: come abbiamo gia’ accennato, assume un profondo valore etico, morale, sociale, investendo l’intera personalita’ umana in un dinamico anelito di pace, di armonia tra la realta’ del proprio io e la societa’ circostante, per raggiungere la comprensione della Realta’ Ultima. Quanto sopra e’ oggettivamente difficile da realizzare, perche’ i veri maestri che possono guidarci sono pochi, e perche’ la maggioranza degli allievi si ferma allo studio degli aspetti pratici.Il passaggio da una concezione materialistica della vita ad una spirituale comporta tali e tanti sacrifici, che solo una minoranza desidera sperimentarli. Come gia’ detto la maggioranza si ferma al primo gradino: il controllo tecnico; alcuni raggiungono lo stadio sociale di cooperazione e reciproco aiuto; pochissimi aspirano a raggiungere l’ultimo stadio, quello realizzato da Ueshiba, in cui l’individuo si fonde e si armonizza con ogni aspetto del creato e puo’ dire come il maestro: “l’Universo e’ in me, io sono l’Universo”. Gli altissimi ideali etici e la difficolta’ non devono spaventare chi varca la soglia di un dojo, percorrere la via e’ indice di avanzamento e le varie tappe che si raggiungono dipendono esclusivamente dalla capacita’ di perseverare e di non arrendersi dinnanzi alle inevitabili cadute, La via dell’aiki e’ come il corso di un fiume: alla sorgente l’acqua trova sassi e fenditure che ne ostacolano il fluire e la frantumano in innumerevoli rivoli; quando giunge al piano, dimentica delle difficolta’ iniziali, l’acqua percorre maestosa il suo inarrestabile percorso verso il mare. Aikido e sport L’aikido pur essendo un’attivita’ di movimento, non e’ uno sport distaccandosene per alcuni elementi fondamentali. Lo sport di massa e’ ben lontano dal primo ideale che lo ha generato, di questo restano solo belle definizioni che raramente si realizzano nella pratica. Cio’ e’ la conseguenza dell’esagerata componente agonistica e di spettacolo perseguiti come fine a se’ stessi. Queste mie parole non vogliono per nulla sminuire il valore dello

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